Balza l'inflazione, effetto guerra (Foto Pixabay)

Impenna l’inflazione ad aprile e sale anche il carrello della spesa. Trainati dai rialzi dei costi dell’energia (leggi: guerra in Medio Oriente) l’inflazione torna a salire ad aprile. Secondo le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat, l’inflazione aumenta del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente).

Aumentano i prezzi dell’energia

Commenta l’Istat: “Ad aprile 2026, secondo le stime preliminari, l’inflazione sale a +2,8%, sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli Energetici (+9,5% da -2,1%) e degli Alimentari non lavorati (+6,0% da +4,7%). Un parziale effetto di freno alla crescita dell’inflazione si deve alla dinamica dei prezzi di alcune tipologie di servizi, tra cui quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +2,6%). La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,5% (da +2,2%), mentre l’inflazione di fondo scende a +1,6% (da +1,9%). L’inflazione acquisita ad aprile, per il 2026, è pari a +2,4%”.

Aumenta infatti anche il carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona salgono infatti a +2,5%, come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,3%). Nell’andamento annuale dell’inflazione, spiccano rispetto al dato generale, in aumento del 2,8%, l’aumento tendenziale del 5,3% per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili e i prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche a più 3,1%.

Coop chiede intervento del Governo

“L’inflazione italiana mostra ad aprile una nuova accelerazione sulla quale senza dubbio incide la questione iraniana che si somma agli altri scenari di conflitto esistenti – afferma Ernesto Dalle Rive Presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) – L’imprevedibilità è divenuta abitudine e non eccezione, ma quello che è certo è che l’impennata dei prezzi determina una repentina caduta del clima di fiducia e penalizza le intenzioni di spesa delle famiglie”.

“In questa ottica, la difesa del potere d’acquisto non può essere un onere esclusivo delle imprese della grande distribuzione – prosegue Dalle Rive – Le nostre cooperative hanno intrapreso azioni in tal senso ma chiediamo al Governo, oltre a quanto in essere per mitigare l’effetto generato dal costo dei trasporti, di introdurre altre misure volte ad aiutare la classe media e le fasce più deboli del Paese a partire da interventi su beni e servizi di prima necessità come gli alimentari e tutto ciò che ha a che fare con la salute dei cittadini”.

I Consumatori: effetto guerra

Le associazioni dei consumatori sono in allarme e denunciano le conseguenze, ormai palesi, del conflitto in Medio Oriente. “La guerra in Iran fa schizzare al rialzo i prezzi alimentari in Italia impattando in particolare sui prodotti freschi trasportati su gomma”, evidenzia Assoutenti, che segnala il rincaro annuale del 22% sulla verdura fresca.

L’escalation dei carburanti – afferma il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – ha aggravato i costi di trasporto che sono stati scaricati sui consumatori finali attraverso rincari dei prezzi al dettaglio: per questo il governo deve proseguire sul taglio delle accise e agevolazioni per gli autotrasportatori, e vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini, per evitare un drammatico calo dei consumi che avrebbe conseguenze disastrose per l’economia italiana”.

“Un rialzo shock. Una vera e propria mazzata dovuta all’effetto guerra – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – L’attacco all’Iran sta provocando nefaste conseguenze sull’inflazione, come ampiamente previsto. Se il blocco di Hormuz a marzo aveva già determinato i primi rincari su carburanti, gas del mercato tutelato, voli aerei intercontinentali e alcuni tipi di frutta e verdura, ora ha avuto ripercussioni ben più pesanti e l’epidemia non solo si è diffusa, ma è destinata a espandersi nei prossimi mesi”.

Per il Codacons l’impennata dell’inflazione, col forte rialzo dei prezzi legato alla crisi in Medio Oriente, determina una stangata da quasi mille euro a famiglia. “Una inflazione al +2,8% – spiega l’associazione – si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia “tipo” che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli”.

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