Scuola, Censis: i giovani chiedono più ascolto
I dati del progetto Iride «La scuola vista dai giovani» raccontano una generazione che cerca nella scuola non solo formazione, ma anche orientamento, relazioni e sostegno. Il 43,4% degli studenti non si sente abbastanza preparato a scegliere il proprio futuro, mentre il 71% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress.
(Foto Pavel Danilyuk per Pexels)
La scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento. Per gli studenti è anche uno spazio di relazioni, confronto e crescita, ma non sempre riesce a offrire il sostegno necessario nei momenti più delicati. È questa la fotografia che emerge dai tre rapporti della prima annualità del progetto Iride «La scuola vista dai giovani», realizzato da Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e Fondazione Censis. La ricerca ha coinvolto circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di 61 scuole secondarie di secondo grado, insieme a 1.000 giovani diplomati tra i 18 e i 24 anni. Dai dati emerge una richiesta trasversale: avere una scuola più vicina, comprensibile e capace di accompagnare i ragazzi nelle scelte e nelle difficoltà.
Tra compagni e insegnanti
La scuola è innanzitutto una comunità di pari. Per il 90,3% degli studenti è soprattutto il luogo in cui fare nuove conoscenze e amicizie, mentre l’80,4% dichiara di andare d’accordo con i compagni e il 75,1% considera sereno il clima della propria classe. Il rapporto con i coetanei è anche ciò che fa stare meglio a scuola per il 54% degli intervistati.
La socialità, però, non sempre diventa una rete di sostegno. Tra gli studenti che hanno subito un abuso, il 34,9% non si confida con nessuno e solo il 14,8% si rivolge agli insegnanti. Anche il rapporto con i docenti presenta luci e ombre: il 55,8% dice di poter contare su di loro in caso di necessità, ma nei momenti di conflitto o difficoltà il dialogo sembra diventare più complesso.
Voti e valutazioni, serve più chiarezza
Uno dei problemi evidenziati dalla ricerca riguarda il modo in cui vengono spiegati voti e giudizi. Il 56,2% degli studenti non comprende sempre perché la propria valutazione sia diversa da quella di un compagno, mentre il 25,9% considera incomprensibili alcuni voti troppo bassi. Solo il 17,9% afferma di avere sempre chiari i motivi del giudizio ricevuto.
Soltanto il 9,3% sostiene che tutti i docenti spieghino i criteri di valutazione. Il 49,4% dice che lo fanno soltanto alcuni insegnanti. Anche il feedback risulta limitato: il 74,7% viene a conoscenza del voto attraverso il registro elettronico e il 57,6% affronta verifiche senza ricevere un vero confronto successivo con il docente.
Il futuro resta un’incognita
L’incertezza riguarda anche il passaggio dalla scuola al futuro. Tra gli studenti che intendono proseguire gli studi, appena il 25,5% ha già scelto il corso a cui iscriversi, mentre il 32,2% è ancora indeciso tra più possibilità. Anche in quinta superiore il 29,2% non ha ancora preso una decisione.
Le difficoltà aumentano quando si parla di ingresso nel mondo del lavoro. Il 51,5% si sente poco o per niente capace di trovare offerte, il 45,1% di scrivere una lettera di presentazione e il 43,7% di preparare un buon curriculum. Una parte consistente degli studenti chiede quindi un orientamento più concreto, capace di fornire strumenti utili oltre alle informazioni.
Più coinvolgimento, meno ansia
Gli studenti indicano anche come dovrebbe cambiare la scuola. Il 45% chiede lezioni più interattive e dinamiche, il 32% programmi più attuali e il 31,9% meno verifiche. Il 57,3% ritiene inoltre che vengano assegnati troppi compiti, mentre il 52,1% si sente poco o per niente stimolato ad andare a scuola.
Il dato più significativo riguarda però il benessere: il 71% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. L’ansia è lo stato d’animo indicato più frequentemente, dal 51%, seguita dalla noia, al 46%. Il 35,5% racconta inoltre di avere saltato almeno una volta la scuola per paura di una prova, pur essendo preparato.
A questa situazione si aggiunge il tema della sicurezza: il 48,5% si sente protetto solo in parte da bullismo, cyberbullismo e discriminazioni, mentre il 36,3% non si sente affatto protetto.
Dopo il diploma il giudizio cambia
Il rapporto con la scuola appare meno negativo quando viene osservato a distanza di tempo. Tra i diplomati, il 71,2% giudica buona o ottima l’esperienza vissuta, contro il 46,2% degli studenti ancora a scuola. L’83,9% considera utili le conoscenze acquisite e il 69,7% ciò che ha imparato per la vita.
Resta però il ricordo delle difficoltà vissute: il 53,8% dei diplomati conserva memoria dell’ansia legata agli anni scolastici. I dati restituiscono così un quadro complesso: la scuola viene riconosciuta come importante, ma gli studenti chiedono maggiore chiarezza nella valutazione, più strumenti per orientarsi e una maggiore attenzione al loro benessere.
