Telemarketing ed energia, Antitrust: segnalazione a Parlamento e Governo

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Telemarketing ed energia, Antitrust: segnalazione a Parlamento e Governo (Foto Ksenia Kartasheva per Pexels)

Ci sono problemi di concorrenza nell’attuale formulazione delle norme sul telemarketing di luce e gas. L’Autorità Antitrust ha deliberato l’invio di una formale segnalazione a Parlamento e Governo sulle “problematiche concorrenziali derivanti dalla disciplina sulle sollecitazioni commerciali telefoniche per i contratti di energia elettrica e gas, introdotta nell’articolo 51 del Codice del consumo”.

Il provvedimento è stato deliberato dall’Autorità nell’adunanza del 22 settembre e notificato alle parti a seguito della denuncia congiunta depositata lo scorso 14 luglio da sette organizzazioni rappresentative dei consumatori, del lavoro e delle imprese: AssoCall-Confcommercio, Assoutenti A.P.S., Codacons, Federazione iConsumatori, Federazione Nazionale UGL Terziario, Movimento Difesa del Cittadino APS e Associazione URT. A renderlo noto le stesse associazioni in una nota congiunta.

L’articolo 51 del Codice del Consumo

Qual è il problema di cui si sta parlando? Il decreto bollette, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 aprile 2026, ha introdotto il comma 8 bis nell’articolo 51 del Codice del consumo.

Questo prevede che “al fine di rafforzare la tutela dei clienti finali domestici e il loro diritto di scelta delle condizioni economiche, decorsi sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è vietato effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche mediante l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta o alla conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas”.

Il nuovo testo prevede inoltre che il professionista “può contattare il consumatore per telefono, anche mediante l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista stesso attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso a ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto”.

Dal testo rimangono a oggi escluse le società di telecomunicazione.

Le criticità denunciate dalle associazioni

«L’intervento dell’Autorità conferma che le criticità sollevate non potevano essere liquidate come una contrapposizione corporativa o come una questione di parte – hanno dichiarato congiuntamente le sette organizzazioni firmatarie – La delibera dell’AGCM certifica che tutela dei consumatori, pluralismo del mercato, concorrenza e tenuta occupazionale sono elementi inscindibili. Non si tratta della vittoria di un comparto, ma della riapertura di un percorso istituzionale doveroso per garantire regole eque ed efficaci».

Nel loro esposto, le organizzazioni avevano evidenziato come l’attuale formulazione dell’art. 51 (derivante dalla conversione del c.d. Decreto Bollette) produca gravi distorsioni.

La prima è che restringe la scelta dei consumatori perché “impedisce di ricevere e confrontare offerte alternative anche a chi ha liberamente manifestato consenso, favorendo la rendita di posizione degli operatori dominanti (incumbent) dotati di ampie banche dati storiche”.

La seconda criticità è che la misura non ferma l’illegalità perché “colpisce e paralizza esclusivamente le aziende regolari, tracciabili e rispettose delle normative, lasciando paradossalmente campo aperto agli operatori abusivi e ai call center clandestini che continuano a operare indisturbati con numerazioni false o camuffate”.

L’altra distorsione riguarda il tema dell’occupazione, specialmente al Sud. Per la forte contrazione dell’attività lungo la filiera dei contact center, comparto da 80 mila addetti, si stima la perdita di oltre 1.000 posti di lavoro in aree del Mezzogiorno storicamente depresse e con gravi difficoltà occupazionali (con focolai di crisi in piazze come Matera, Rende e Palermo), aggravata anche dal “ricorso indiscriminato all’Intelligenza Artificiale per la sostituzione del lavoro umano”.

Le richieste

Le organizzazioni firmatarie rivolgono dunque un appello formale a Governo e Parlamento affinché le indicazioni dell’Antitrust vengano tempestivamente recepite.

In particolare, i firmatari chiedono di “correggere l’art. 51 del Codice del consumo e di espungere ogni tentativo di estendere il medesimo regime restrittivo al comparto delle telecomunicazioni, stralciando sia l’ipotesi contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza, sia l’Articolo 2 del Disegno di Legge n. 1942 attualmente in discussione questa settimana al Senato. Estendere le attuali distorsioni anche alla telefonia, in aperto contrasto con i rilievi dell’Antitrust, significherebbe dare il colpo di grazia alla concorrenza e all’occupazione regolare”.

«L’obiettivo comune – concludono le associazioni – resta quello di costruire tutele che funzionino per davvero: contrasto rigoroso ai fenomeni di molestia e illegalità attraverso la tracciabilità e la responsabilità, salvaguardando al contempo un mercato trasparente, aperto alla concorrenza e accessibile ai consumatori e a tutte le imprese sane del Paese».

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