NaturaSì chiede ai clienti 20 centesimi in più per un chilo di pane
Pane, NaturaSì chiede ai clienti 20 centesimi in più per un chilo di pane
“20 centesimi oggi per avere pane anche domani”. È il claim della campagna per il “giusto prezzo del pane” lanciata oggi da NaturaSì, che chiede ai propri clienti di pagare 20 centesimi in più per ogni chilo di pane con l’obiettivo dichiarato di pagare meglio gli agricoltori che producono grano. Secondo NaturaSì, che ha lanciato oggi la campagna da Milano, per chi mangia un etto di pane al giorno sarebbero circa 2 centesimi quotidiani in più, 60 centesimi in un mese.
Il grano viene pagato poco
Il tema di fondo è il “giusto prezzo del pane” e la giusta remunerazione degli agricoltori. Il grano viene pagato poco e il rischio è che non venga più coltivato. NaturaSì riferisce che lo scorso agosto alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico era quotato 33 centesimi al chilo, il convenzionale appena 22.
“Con questi prezzi coltivare grano non è più sostenibile, né nel biologico né nel convenzionale – afferma la società specializzata in agricoltura biologica e biodinamica – Se il grano continua a essere pagato così poco, tra vent’anni chi lo coltiverà?”.
Secondo l’Istat, fra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è calata del 21,4% e quella di frumento duro del 9,3%. Nel 2025 l’Italia ha importato 97 milioni di quintali di frumento, contro una produzione nazionale di circa 59,5 milioni. Nell’arco di venti anni, il numero di aziende agricole è diminuito del 42%. Il rischio è l’abbandono della terra e della produzione da parte degli agricoltori; se ne andrebbe “la certezza di avere pane per tutti anche in futuro, in un’epoca segnata dai conflitti e dalle crisi energetiche internazionali”.
20 centesimi in più su un chilo di pane
Da qui nasce la campagna “20 centesimi oggi per avere pane anche domani” con cui NaturaSì chiede ai propri clienti di riconoscere 20 centesimi in più per ogni chilo di pane. NaturaSì afferma di concordare già oggi con i propri agricoltori un prezzo più alto della quotazione di borsa: dai 7 ai 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro, dai 4 ai 7 centesimi in più per il farro.
La campagna punta a coinvolgere anche i consumatori. Il contributo di 20 centesimi al chilo si applicherà solo al pane e non gli altri derivati: pasta, farine, pizze e biscotti, che, invece, mantengono lo stesso prezzo. NaturaSì punta a riconoscere di più agli agricoltori. Secondo i conti della società, sommando anche il contributo dei clienti gli agricoltori riceveranno 20 centesimi al chilo in più rispetto alla quotazione della Borsa di Bologna del 27 agosto 2026. I 20 centesimi consentirebbero di aumentare del 60% il prezzo pagato all’agricoltore.
Il percorso di trasparenza
La sigla spiega poi il percorso di trasparenza previsto per i 20 centesimi. La somma dei contributi raccolti dai punti vendita NaturaSì nell’ambito della campagna sarà rendicontata ogni tre mesi sulla base dei volumi di pane effettivamente venduto, quali risultanti dai dati registrati dalla Centrale di NaturaSì. Qualora la somma raccolta, unitamente a quanto NaturaSì già corrisponde in più agli agricoltori, non consentisse il raggiungimento dell’obiettivo perseguito (0,20€ in più per ogni chilo di grano venduto nel corso del 2026 rispetto al listino della Borsa di Bologna al 27 agosto 2026) NaturaSì coprirà la differenza. Qualora, invece, l’obiettivo venisse superato l’eccedenza verrà distribuita tra aziende agricole biodinamiche ad organismo chiuso facenti comunque parte della filiera NaturaSì in proporzione ai volumi di grano venduti a NaturaSì nel corso del 2026.
Entro il 15 novembre 2027 il totale sarà suddiviso ed erogato agli agricoltori in proporzione ai chilogrammi di grano venduti a NaturaSì nel corso del 2026. Dell’avvenuto accredito verrà data successiva comunicazione via newsletter e sul sito, condividendo anche testimonianze degli agricoltori.
“Con questa iniziativa – dice Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì – vogliamo creare consapevolezza e sostenere chi ci garantisce il cibo quotidianamente, partendo da un bene fondamentale come il grano e il pane. Siamo convinti che consumatori e distributori consapevoli, insieme, debbano sostenere il lavoro agricolo e remunerarlo in modo adeguato al di là delle logiche speculative dei mercati globali. È un piccolo passo, sicuramente non ancora sufficiente ad affrontare un tema così complesso come quello del ‘giusto prezzo’, ma necessario a smuovere le coscienze verso la costruzione di una comunità del cibo, indispensabile per garantire un’alimentazione sana, un’agricoltura che si rigenera e una Terra viva a disposizione delle future generazioni”.
