Fame, Save the Children: un bambino su quattro sotto i 5 anni in grave povertà alimentare

In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, Save the Children denuncia: in tutto il mondo 181 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni vivono in grave povertà alimentare. I killer silenziosi: guerre, crisi climatica e tagli agli aiuti

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Save the Children: un bambino su quattro sotto i cinque anni in grave povertà alimentare (Foto Pixabay)

In tutto il mondo un bambino su quattro sotto i cinque anni vive in condizione di grave povertà alimentare. Sono circa 181 milioni di bambini che soffrono la fame. Quasi 43 milioni di loro soffrono di malnutrizione acuta. Per 12 milioni di loro la malnutrizione è grave. Quasi la metà dei decessi dei bambini sotto i cinque anni è causata dalla malnutrizione, la principale minaccia alla sopravvivenza infantile. Tre sono i killer silenziosi: le guerre, la crisi climatica e la riduzione degli aiuti. Dove si sommano fra loro, si crea una “tempesta perfetta” che spinge milioni di bambini verso malnutrizione e fame. È quanto ha ricordato ieri Save the Children in occasione dell’odierna Giornata mondiale dell’Alimentazione.

Nonostante questa crisi, a questi dieci mesi dall’inizio di quest’anno, le più gravi emergenze nutrizionali che colpiscono i minori nel mondo hanno ricevuto meno di un terzo dei finanziamenti necessari: solo il 31%, pari a circa 3,1 miliardi di dollari, era stato effettivamente stanziato all’inizio di ottobre, a fronte di una necessità di 10 miliardi di dollari, secondo una nuova analisi di Save the Children, che ha riguardato quasi 20 Paesi (fra cui Sudan, Yemen e Somalia) caratterizzati da alti livelli di malnutrizione e insicurezza alimentare, nonché da indicatori sanitari critici.

“La sicurezza alimentare non è un traguardo irraggiungibile: è una scelta politica”, ha dichiarato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children.

Guerre, crisi climatica, tagli agli aiuti: i killer silenziosi

I “killer silenziosi” dell’infanzia sono conflitti, crisi climatica e tagli agli aiuti. Sono questi, infatti, le principali cause oggi della malnutrizione infantile.

I conflitti, denuncia Save the Children, “si confermano la principale causa della fame tra i bambini, destabilizzando i sistemi alimentari, costringendo le famiglie ad abbandonare le proprie case e limitando l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali da cui i più piccoli dipendono. Nel 2025, 23,1 milioni di persone – su un totale di 39,1 milioni in condizioni di emergenza (Fase 4 dell’IPC) – si trovavano in Paesi in cui il conflitto rappresenta la causa principale”.

Uno di questi è Gaza, dove oltre 1,2 milioni di persone si trovano in una situazione di insicurezza alimentare acuta. Qui, entro aprile 2027, più di 74 mila bambini sotto i cinque anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta, inclusi oltre 11 mila bambini colpiti da malnutrizione acuta grave, la forma più letale di fame infantile. Il 90% della popolazione, in assenza di aiuti, soffrirà la fame per tutto l’anno. Altra situazione gravissima è in Sudan, dove si stima che nel 2026 circa 825 mila bambini sotto i cinque anni soffrano di malnutrizione acuta grave. È un aumento del 7% rispetto al 2025 e del 25% rispetto al periodo precedente al conflitto.

Gli eventi meteorologici estremi incidono per circa un terzo sul numero globale di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta, seguiti dalle crisi economiche. Siccità e inondazioni danneggiano i raccolti, fanno aumentare i prezzi del cibo e ostacolano l’accesso all’acqua potabile.

Queste situazioni, già critiche, sono aggravate dai tagli agli aiuti umanitari. Oggi, denuncia Save the Children, sono ai minimi degli ultimi dieci anni: nel 2025 si stima che i fondi destinati all’assistenza alimentare, agricola e nutrizionale abbiano subito un calo del 59% rispetto al 2022. Donne e bambini raggiunti dagli aiuti sono diminuiti da 36 milioni a 16,7 milioni, con due milioni di bambini in condizioni di malnutrizione acuta grave rimasti senza cure. Se la riduzione dei finanziamenti prosegue, causerà fino a 22,6 milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030, inclusi 5,4 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni.

La malnutrizione non è inevitabile

“Per decenni l’impegno della comunità internazionale ha dimostrato che la malnutrizione può essere prevenuta e sconfitta: non è un destino inevitabile. Oggi, però, stiamo assistendo a una pericolosa inversione di tendenza – denuncia Daniela Fatarella – Conflitti sempre più estesi e devastanti, restrizioni all’accesso umanitario e drastici tagli agli aiuti stanno privando milioni di bambini di ciò che è essenziale per sopravvivere e crescere: cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria, servizi igienici e protezione”.

Per Fatarella “non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. Occorre affrontare le cause profonde della fame con investimenti stabili e soluzioni durature, riportando i bambini al centro dell’agenda globale. Save the Children chiede ai leader mondiali di rilanciare con urgenza la lotta alla malnutrizione, invertendo la tendenza ai tagli agli aiuti e investendo maggiori risorse per prevenire le crisi prima che si trasformino in tragedie umanitarie. Rafforzare la sicurezza alimentare, i sistemi sanitari e la capacità di risposta delle comunità significa salvare vite oggi e costruire società più resilienti domani”.

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