Antitrust, relazione annuale: in Italia agevolati cacciatori di rendite

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Oltre 314 milioni di euro le sanzioni inflitte dall’Antitrust nel 2013 e nei primi 6 mesi del 2014 per comportamenti anticoncorrenzali o pratiche commerciali scorrette. Ma, forse, quest’anno più che di numeri dobbiamo parlare del ruolo che l’Antitrust sta svolgendo in un periodo di cambiamento epocale, in cui è palese “il venir meno dell’equilibrio tra democrazia, mercato e coesione sociale”. E’ il punto centrale della relazione annuale presentata oggi dal Presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella al Senato.
Nella relazione dell’Antitrust ci sono un po’ tutti i mali e, di conseguenza, le possibili soluzioni del nostro Paese. Il nemico numero uno dell’Italia è il “capitalismo di relazione” “basato sull’intreccio tra pochi grandi potentati economici, sulle loro relazioni con il potere politico e amministrativo, sulla ricerca delle rendite di posizione”. Questo tipo di capitalismo che valorizza i privilegi e non i meriti, “aggrava le diseguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco
aperta alla concorrenza e all’innovazione”.
Ed è proprio lui il colpevole di “una spesa pubblica, per alcune delle sue componenti, improduttiva e inefficiente, diretta a soddisfare gli interessi particolaristici delle lobbies e dei cacciatori di rendite (i rent seekers). E’ lui il colpevole di “quell’enorme debito pubblico che costituisce un grande ostacolo alla crescita economica ed un fardello ingiustamente caricato sulle nuove generazioni”. Certo l’Italia non è proprio tutta così, ma il capitalismo di relazione danneggia la parte vitale e competitiva della nostra economia.
L’Antitrust che “si è sempre trovato al crocevia tra democrazia,
mercato e coesione sociale” non può lasciare che questo sistema (che purtroppo è ancora attuale) continui a perpetrarsi. Ed ecco che entra in gioco nel caso Avastin, sanzionando con 180 milioni di euro due multinazionali farmaceutiche (Novartis e Roche) che hanno dato vita ad un cartello per promuovere la vendita del farmaco enormemente
più caro. Cartello che, secondo le stime dell’Autorità, avrebbe causato maggiori esborsi al Servizio sanitario pari a 540 milioni di euro nel 2013, che sarebbero diventati 615 milioni nel 2014. Per non parlare del danno ai consumatori che, in tanti casi, si sono trovati costretti a sospendere le cure, con rischi per la loro salute, per la mancata disponibilità del farmaco più caro da parte dei presidi sanitari.
C’è stato anche “il caso Pfizer, in cui la multinazionale del farmaco, sfruttando la complessità della normativa sul brevetto, è riuscita a ritardare l’ingresso nel mercato di farmaci generici alternativi rispetto a quello da lei prodotto e commercializzato, imponendo al Servizio sanitario maggiori esborsi quantificabili in 14 milioni di euro”.
Poi c’è tutto il filone degli ex-monopolisti: questi “negli ultimi tempi si sono mostrati significativamente più sensibili alle regole del gioco concorrenziale”, ma in alcuni casi “hanno continuato ad avere privilegi sanciti da norme di legge, che hanno effetti distorsivi del confronto concorrenziale”. Un esempio è la norma che esentava Poste Italiane dall’Iva sui servizi postali oggetto di negoziazione individuale; oppure l’abuso di posizione dominante da parte di Telecom Italia, che ha ostacolato la penetrazione dei concorrenti nei mercati di telefonia vocale e di accesso ad Internet a banda larga (sanzionata per 104 milioni di euro). Va citato anche il procedimento avviato su denuncia di NTV su Ferrovie dello Stato, rispetto alle condizioni di accesso alla rete per l’alta velocità: in questo caso non c’è stata sanzione, ma accoglimento degli impegni assunti dal gruppo FS, che hanno rimosso alcuni ostacoli all’utilizzo della rete ed hanno comportato la riduzione del 15% del costo di accesso alla rete per NTV.
“Anche prescindendo dalla presenza di illeciti antitrust – ha detto il Presidente Pitruzzella – sono stati utilizzati altri strumenti per superare quel capitalismo di relazione che può pregiudicare la concorrenza”. E qui il riferimento è all’operazione di concentrazione Unipol-Fonsai, di cui l’Autorità si è occupata sotto il profilo delle sue conseguenze sul livello di apertura concorrenziale del mercato assicurativo: ha imposto la vendita, da parte del nuovo gruppo, di asset in modo tale che anche a livello provinciale la quota di mercato detenuta non fosse superiore al 30%; ma è intervenuta anche nei rapporti tra la nuova entità post-merger e importanti operatori finanziari, con misure che hanno
comportato la rescissione dei legami finanziari, azionari e personali
con alcuni tra i principali gruppi bancari e assicurativi del Paese.
E se il 2013 è stato un anno di stop delle liberalizzazioni, a breve dall’Antitrust arriverà la segnalazione per la formazione della legge annuale sulla concorrenza: diversi i settori economici che l’Autorità indicherà come cruciali per l’eliminazione di quelle famose rendite di posizione che ostacolano la concorrenza.
“Per esempio, l’Antitrust ritiene ormai necessario un intervento
di riforma nel mercato dell’RC Auto (e moto), dove i prezzi per le polizze pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa e la mobilità degli assicurati da una compagnia all’altra è particolarmente bassa”.
“Anche nel settore bancario occorre continuare il processo di rescissione dei legami personali tra diversi istituti, avviato, su suggerimento dell’Autorità, con l’introduzione del divieto di interlocking directorates. Ora questo divieto va reso effettivo anche per le fondazioni bancarie” realizzando “un rafforzamento della separazione
tra fondazione e banca conferitaria, estendendo il divieto di detenere
partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti”.
Sul piano locale, occorre sbloccare quel “capitalismo municipale, basato sulla connessione tra apparati e società da essi controllate o partecipate che erogano servizi pubblici o attività strumentali”. E quindi è necessaria “un’opera di riordino radicale delle società pubbliche, prevedendo dismissioni o comunque l’impossibilità di rinnovare gli affidamenti per quelle società che registrano perdite o forniscono beni e servizi a prezzi superiori a quelli di mercato”. L’Antitrust inviterà anche ad “inserire nell’agenda delle riforme la disciplina dei servizi pubblici locali, superando l’approccio tradizionale basato su un modello generale ed elaborando discipline particolari adeguate alla natura dei diversi servizi, in modo da aprire spazi alla concorrenza in quegli ambiti in cui non trova giustificazione tecnica il mantenimento di diritti di esclusiva, e valorizzando negli altri casi la concorrenza per il mercato”.
Sulla tutela del consumatore, il Presidente Pitruzzella ha ricordato l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 21 del 2014, che ha finalmente chiarito che la competenza generale – in tutti i settori, anche quelli regolati – spetta all’Antitrust, in collaborazione con le altre Autorità. “Collaborazione che sta vivendo una stagione particolarmente felice grazie all’impegno di tutte le Autorità, nel convincimento che ai consumatori interessano risposte rapide e giuste, ed alle imprese la prevedibilità e l’esclusione di interventi contraddittori”.
Nel 2013 e nei primi mesi del 2014 l’Antitrust si è concentrata sull’e-commerce, per evitare che questo nuovo terreno di relazioni commerciali diventi un Far West, dove tutto è consentito: sono stati, infatti, oscurati 160 siti che vendevano prodotti contraffatti e 3 siti che vendevano farmaci soggetti a prescrizione medica. Sono state avviate istruttorie nei confronti di Google, Apple, Amazon e Gameloft nel settore delle applicazioni gratuite per smartphone e tablet, di Tripadvisor nel mercato delle recensioni online e di Groupon in quello dell’e-couponing. Accanto a questo nuovo fronte resta l’impegno sui settori più tradizionali, come il trasporto aereo, i prodotti alimentari, i viaggi, le telecomunicazioni, l’energia.
Infine, Giovanni Pitruzzella ha ricordato che l’Antitrust giudica del tutto insoddisfacente la legge sul conflitto di interessi, come segnalato nella relazione inviata al Parlamento a dicembre scorso, in cui si ribadiva la necessità di una riforma della materia.
“Uno Stato, come il nostro – ha concluso Pitruzzella – che ha bisogno ogni
anno di circa 400 miliardi di euro per rinnovare il suo debito, ha comunque limiti significativi nell’uso della politica fiscale in funzione anticiclica. Perciò deve giocare la carta della competitività per attrarre investimenti e creare le condizioni per il successo delle sue imprese nei mercati globali. Qui entrano in gioco le “riforme strutturali” e le liberalizzazioni. L’apertura dei mercati alla concorrenza favorisce l’innovazione, che è il principale motore della crescita, riduce i prezzi con vantaggio per la competitività delle imprese che operano nei “mercati a valle” e con incremento del benessere dei consumatori”.
“La concorrenza avrà anche dei costi sociali, perché le imprese
inefficienti escono dal mercato e questo potrebbe portare nuova disoccupazione. Ma la gravità di simili conseguenze dovrebbe indurre non
tanto a sterilizzare la concorrenza quanto a migliorare i meccanismi
di welfare ed a rinvigorire le politiche per il reimpiego dei lavoratori.
Peraltro, i costi della mancanza di concorrenza possono essere ben maggiori, in termini di assenza di crescita, di mancata creazione di nuovi posti di lavoro, di freno all’innovazione, di prezzi superiori pagati dai consumatori”.
di Antonella Giordano
@Anto_Gior

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