“Io qui sottoscritto”. Il Notariato porta al pubblico i testamenti dei grandi italiani
L’Italia vista dai testamenti di italiani che hanno fatto la storia. È l’intuizione della mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di Grandi Italiani”, che il Notariato porterà a Sassari dal 10 maggio al 4 giugno
“Io qui sottoscritto”. In mostra i testamenti di grandi italiani (fonte: Mostra Io qui sottoscritto. Testamenti di Grandi Italiani)
L’Italia vista dai testamenti di italiani che hanno fatto la Storia. È l’intuizione della mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di Grandi Italiani”, che il Notariato porterà a Sassari dal 10 maggio al 4 giugno. Un’esposizione nata a Roma in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e riproposta in diverse città, un itinerario inedito e rivelatore perché ogni testamento di un grande italiano racconta non solo la sua situazione familiare ed economica ma soprattutto l’animo, le scelte morali, il carattere, in quel gesto tanto intimo e ultimo che è quello di scrivere un testamento, con le ultime disposizioni, la via spirituale e il pensiero rivolto ai familiari. I grandi italiani dei quali il Notariato racconta i testamenti hanno fatto la storia d’Italia: ci sono Cavour, Garibaldi, D’Annunzio, Verdi, Manzoni, Agnelli, Ferrari, come pure Gramsci, Verga, Pirandello, De Nicola, Deledda.

Io qui sottoscritto. L’idea della mostra
“La mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani”, nasce da una geniale intuizione. Narrare la storia d’Italia attraverso un punto di vista inedito: il testamento di personaggi celeberrimi, ma noti principalmente per i loro discorsi nonché per i loro scritti pubblici. Il testamento è invece il documento privato per antonomasia. È l’ultimo messaggio di ciascun essere umano, un messaggio di una straordinaria potenza perché non lascia facoltà di replica: quando viene letto, infatti, chi lo ha scritto non è più in vita. Ed è proprio in quel momento che, spesso, trapela la vera e intima essenza del suo autore”, scrive nell’introduzione al catalogo della mostra il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato Giulio Biino.
Le ultime volontà di questi grandi nomi d’Italia sono state riscoperte dal Notariato e arrivano dunque agli occhi del pubblico attraverso la mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani”, realizzata dal Consiglio Nazionale del Notariato e della Fondazione Italiana del Notariato, una raccolta di documenti che narra l’Italia attraverso i testamenti di politici, imprenditori, artisti. La mostra sarà a Sassari, presso la Biblioteca Universitaria, dal 10 maggio al 4 giugno. E si arricchisce dei testamenti anche spirituali di illustri personaggi di origine sarda come Francesco Cossiga, Antonio Gramsci, Antonio Segni, Maria Lai, Emilio Lussu e Grazia Deledda.
Cosa scrivono i grandi nel loro testamento
Le parole affidate ai testamenti rivelano l’animo, il carattere, ultime volontà che si vogliono rispettate.
Scrive Antonio Gramsci alla madre: “…Io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. (…) Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini”.
Fra i testamenti in mostra, anche le ultime volontà di Giuseppe Garibaldi che si augura di vedere “Il compimento dell’unificazione dell’Italia. Ma se non avessi tanta fortuna, raccomando ai miei concittadini di considerare i sedicenti puri repubblicani col loro esclusivismo, poco migliori dei moderati e dei preti, e come quelli nocivi all’Italia. Per pessimo che sia il Governo Italiano, credo meglio attenersi al gran concetto di Dante: Fare l’Italia anche col Diavolo”.
Mentre Luigi Pirandello nel suo testamento spirituale lascia disposizioni sul suo funerale: “Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. (…) Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me”.
Sono testimonianze che custodiscono storia e memoria e, uscite dagli archivi, raccontano il valore e la funzione dei testamenti.
