ACQUISTI. Acli, il consumo responsabile non conosce crisi

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Cresce il numero degli italiani che adottano comportamenti di consumo responsabile: dal 2002 ad oggi è aumentato di una quota pari a 7,5% nonostante la difficile situazione economica del nostro Paese e la conseguente grave crisi dei consumi. Più di 1 cittadino su 3 (36%) pratica il cosiddetto consumo "etico" mentre il 33% della popolazione non è interessato a questo fenomeno mentre il 31% non lo conosce affatto. Sono questi i dati salienti della ricerca "Scegliere il bene" svolta dall’Iref, l’istituto di ricerche educative e formative delle Acli, su un campione rappresentativo di 1000 cittadini italiani in età maggiorenne.

I consumatori responsabili sono, in primo luogo, fruitori del commercio equo e solidale verso il quale sono orientati il 56% degli intervistati. Seguono coloro che adottano stili di vita basati sulla sobrietà del consumo che oramai coinvolgono 1 italiano su 2 (51%). In calo, invece, la pratica del "boicottaggio" (29%) inteso come selezione dei beni in base ai comportamenti delle imprese produttrici e alle caratteristiche del prodotto. Residuali appaiono le altre forme possibili di consumo responsabile, come il ricorso agli strumenti di finanza etica (2%).

Quanto alle motivazioni che inducono i cittadini ad adottare comportamenti di consumo responsabile, il 45% sostiene che "il consumo ed il risparmio devono avere un fine sociale" a dimostrazione del fatto che le pratiche di consumo si arricchiscono progressivamente di significati che vanno oltre le categorie economiche del valore d’uso e del valore di scambio degli oggetti.

Infine dalla ricerca emergono tre diverse tipologie di consumatori:
1- i tradizionalisti, i più numerosi (47% del campione), sono estremamente concreti, giudicano il consumo "un modo per procurarsi il necessario", per soddisfare i bisogni primari di autosostentamento, senza cercare in esso altri tipi di motivazioni o gratificazioni. Prezzo, robustezza e facilità d’uso sono gli aspetti del prodotto privilegiati per orientare l’acquisto. Prevale in essi un atteggiamento parsimonioso e anti spreco. Nell’ambito di questa categoria il consumo responsabile è pressocchè sconosciuto in quanto non prevale la dimensione sociale del consumo.
2- i narcisisti, il 37% del campione, utilizzano i beni soprattutto come strumenti per costruire la propria immagine e trasmetterla agli altri. Il consumo è, per i narcisisti, un mezzo per vivere in modo agiato e per far vedere la loro posizione sociale. Sono disinteressati alle pratiche di consumo responsabile.
3- gli etici, il 36% della popolazione, adottano pratiche di consumo responsabile. Le scelte di acquisto dei consumatori etici derivano da una complessa operazione di valutazione della proprietà e della provenienza del bene nella quale l’informazione gioca un ruolo fondamentale. Di fronte ad un mondo della produzione percepito come fonte di problemi ambientali e sociali, la risposta attiva dei consumatori etici consiste nell’adozione di comportamenti di consumo responsabile. Sono stili alternativi di consumo diffusi in questo gruppo: il contenimento degli acquisti (53,9%), il consumo critico (49,3%), l’acquisto dei prodotti del commercio equo (69,5%), e la partecipazione a forme di boicottaggio di un’impresa (50,6%).

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