Alluvione in Emilia-Romagna, Legambiente: un evento estremo ogni tre giorni (Foto ALTEREDSNAPS per Pexels)

Prevenzione, piano nazionale di adattamento al clima e legge contro il consumo di suolo: sono le richieste che Legambiente presenta in vista del Consiglio dei Ministri di oggi sull’alluvione in Emilia-Romagna e nelle Marche. Sono anche le richieste che si rincorrono da parte di tutti coloro che, davanti alla distruzione del territorio, si interrogano sulle ragioni del disastro: il cambiamento del clima, la trappola della siccità cui seguono precipitazioni mai viste, la fragilità del territorio, la mancanza di aree di esondazione per i corsi d’acqua, la cementificazione, il rischio idrogeologico e il precipitare della situazione a fronte di eventi estremi – e si torna al clima che cambia.

Eventi estremi, dal 2010 uno ogni tre giorni

In Italia dal 2010 a oggi, maggio 2023, si sono verificati 1674 eventi estremi, uno ogni tre giorni. 856 i Comuni colpiti in quest’arco temporale, 584 stop alle infrastrutture, 842 allagamenti e 224 esondazioni fluviali.

Questi i dati più aggiornati dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, diffusi oggi in vista del CdM sull’alluvione in Emilia-Romagna e Marche, con la richiesta di tre azioni urgenti: investire in prevenzione, adottare subito il piano di adattamento al Clima, ancora in standby, stanziando le adeguate risorse economiche per attuarlo ad oggi assenti e approvare una legge contro il consumo di suolo.

Alluvione Emilia-Romagna, emergenza sul territorio (Foto di Peggychoucair da Pixabay)

Le priorità: prevenzione, piano di adattamento al clima, legge contro il consumo di suolo

«In questi anni – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – per le opere di prevenzione sono stati spesi oltre 10 miliardi di euro in modo inefficace. Il più delle volte sono state realizzate opere già superate che hanno risposto solo alla logica dell’intervento difensivo, “puntuale”, che ha provato a risolvere il problema locale senza considerare ciò che poteva accadere a monte o a valle dell’intervento. Per questo è fondamentale che da ora in poi il Paese non commetta più gli stessi errori e ritardi, deve dotarsi di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici come già hanno fatto quasi tutti i paesi europei e soprattutto deve definire una seria politica del territorio mancata in questi anni, programmando al tempo stesso più politiche territoriali di prevenzione, campagne informative di convivenza con il rischio e una legge nazionale contro il consumo di suolo che il Paese aspetta da undici anni».

Per Legambiente le risorse finora spese sono state inefficaci. In Emilia-Romagna, spiega l’associazione, sono stati messi in cantiere 529 progetti e opere dal 1999 al 2022 (il 4,7% delle opere totali a livello nazionale) di cui 368 risultano concluse. In prevenzione sono stati spesi 561 milioni. Nella regione 2,7 milioni di persone sono esposte a rischio alluvione (il 62% della popolazione regionale) e circa 87 mila persone a rischio frana. Il 57% del territorio è classificato a rischio alluvione media e alta.

Nelle Marche gli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico sono stati 476 tra il 1999 e il 2022, di cui 272 ultimati. L’importo totale stanziato per le opere è di 321 milioni di euro. A livello regionale sono circa 80mila i cittadini esposti a rischio alluvione e 33mila quelli a rischio frana. Il 7,8% del territorio è classificato a pericolosità da frana elevata e molto elevata mentre il 2,8% a pericolosità alluvionale media ed elevata.

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