Consumatori contestano relazione ABI
Si è tenuta oggi a Roma la 45° Assemblea Annuale dell’ABI. Nel corso della sua relazione, il Presidente dell’ABI, Maurizio Sella ha "bacchettato" Poste Italiane e la Cassa Depositi e Prestiti: "In cinque anni – ha ricordato Sella – le Poste hanno aperto tre milioni di conti correnti. I soldi ricavati andranno in un fondo del Ministero dell’Economia e delle Finanze che farà guadagnare il 4,35%. Dal 2001 al 2003 le Poste hanno trasferito in questo fondo 1 mld di euro".
Immediata la replica delle associazioni dei consumatori. Secondo Adusbef, "non sono troppo bassi i costi dei conti correnti postali, pari a 91 euro l’anno", ma "sono scandalosamente cari quelli di un conto corrente bancario, che con 11 operazioni mensili arriva a 565 euro l’anno". Secondo l’associazione, inoltre con la custodia titoli il prezzo per un conto corrente bancario arriva a 750 euro, "garantendo un tasso di interesse pari allo 0,01% l’anno: per ammortizzare tali spese – conclude – il cliente dovrebbe avere un deposito tra i 5,5 e i 7,5 milioni di euro". Secondo i calcoli effettuati dall’Adusbef, infatti, il costo della tenuta di un conto medio si aggira sui 43 euro al mese, mentre per lo stesso servizio presso uno sportello postale si pagano 91 euro l’anno, "quasi lo stesso costo che si paga in un istituto di credito per la gestione di un conto corrente non utilizzato, ossia 82 euro l’anno". Anche per quello che riguarda le banche on line sebbene la tenuta di conti per via telematica permetta di realizzare risparmi, secondo i calcoli dell’associazione l’Adusbef a fronte di una media di 111 euro, ci sono istituti che arrivano anche a 176.
Secondo il Movimento Difesa del Cittadino "è davvero singolare l’attacco che il presidente ABI, Maurizio Sella ha portato nella sua relazione al ruolo svolto negli ultimi anni da Poste italiane nel credito.Sella guarda la pagliuzza nell’occhio di Poste Italiane e ignora la trave che ha in casa". Secondo l’associazione, il Presidente ABI dovrebbe dare spiegazioni sui "balzelli" e costi impropri ed esagerati dei conti correnti bancari, della custodia titoli o della chiusura dei conti stessi, invece di attaccare con durezza inusitata il Bancoposta "colpevole, a suo dire quasi di una sorta di "dumping" nei servizi ai clienti." Secondo MDC,"il successo di Poste italiane va attribuito alla trasparenza dei costi dei conti correnti (comprensivi di tutte le operazioni con un forfait annuo) e alla decisa riduzione di essi, decise dall’allora Amministratore delegato Passera e portate avanti anche con Sarmi".
L’associazione chiede all’ABI di spiegare piuttosto perché tutte le indagini sui costi dei conti correnti, anche quelle realizzate dal Sole 24 Ore e da società internazionali, evidenziano costi bancari in Italia superiori a tutti gli altri Paesi europei. E – conclude la nota – di spiegare inoltre "perché anche l’Autorità Antitrust e la stessa Commissione europea abbiano deciso di avviare indagini sui costi bancari".
Il Movimento Consumatori, da parte sua, si dice assolutamente contrario allo scorporo del Bancoposta dal Gruppo Poste Italiane per costituire una società di natura bancaria da associare all’ABI. "Il nostro dissenso – ha affermato Lorenzo Miozzi presidente nazionale di Movimento Consumatori – deriva dalla natura dell’azienda, partecipata a 100% da una Pubblica Amministrazione, ovvero il Ministero del Tesoro". Il che, secondo l’associazione, non può conciliarsi con la volontà di associarsi a Confindustria. "Lo staff del Gruppo Poste Italiane ha annunciato infatti – ha aggiunto Miozzi – la possibilità che il prossimo anno l’azienda rientri nell’associazione degli industriali".
L’associazione chiede che ci sia una maggiore concorrenza. "L’ingresso di Bancoposta in Confindustria potrebbe contribuire ad una sana forma di competizione, ma – ha concluso Miozzi – deve essere stabilito un ruolo di garanzia per tutelare i risparmiatori. A nostro avviso, il controllore ideale è l’Antitrust. Non può infatti Banca d’Italia continuare a svolgere questa funzione, essendo partecipata al 100% da gruppi bancari ed assicurativi".
