CONSUMI. Fismo, per moda 70 miliardi di euro l’anno. Ma per il 30% degli italiani è austerity
Abbigliamento e calzature: il comparto alimenta un giro d’affari di circa 70 miliardi di euro ogni anno e vede un vero "boom" degli outlet, che da oggi al 2009 diventeranno 2.256 in tutta Italia. Ma se c’è una "fetta" di consumatori agiati che mantiene inalterato o aumenta il proprio trend di spesa, sei italiani su dieci aspettano i saldi per acquistare i capi più importanti di stagione e per il 30% di consumatori è "austerity". È quanto emerge dall’indagine realizzata da Publica Res per la Fismo-Confesercenti in occasione dell’Assemblea elettiva 2008 dell’organizzazione.
Otto italiani su dieci – si legge in una nota Fismo (Federazione italiana settore moda) – considerano importante acquistare capi d’abbigliamento o calzature, ma quattro di questi hanno dovuto ridurne l’entità, tre l’hanno mantenuta invariata e soltanto i rimanenti tre sono riusciti ad incrementare la propria spesa. Sette persone su dieci considerano la qualità prioritaria rispetto alla quantità ed al prezzo e sei aspettano i saldi per mettere a segno gli acquisti più importanti della stagione.
Il comparto in Italia muove ogni anno un giro d’affari di circa 70 miliardi di euro, un dato che lo scorso anno ha fatto registrare un’impennata del 3% rispetto al triennio precedente, quando la spesa delle famiglie era aumentata dello 0,8% annuo. L’evoluzione del settore abbigliamento e calzature è legato soprattutto all’espansione della grande distribuzione e dei centri commerciali e alla escalation degli outlet: "il fenomeno dei Factory Outlet Center, strutture da 20 mila metri quadri e 100 punti vendita d’abbigliamento ciascuna, ha cominciato ad imporsi per intercettare la domanda ancora forte da parte delle famiglie a fronte di un ridotto potere d’acquisto.
Così, i 1.377 punti vendita outlet esistenti sul territorio nazionale nel 2007 tra il 2008 ed il 2009 diventeranno 2.256 (1.119 al Nord, 706 al Centro e 431 nel resto del Paese)".
L’indagine ha inoltre disegnato diversi "identikit" dei consumatori italiani: ci sono gli "agiati", che mantengono inalterato il loro trend di spesa e addirittura lo incrementano (37%); gli "equilibristi" che, pur senza grandi capacità di reddito, hanno saputo trovare un equilibrio tra le disponibilità economiche e gli acquisti, mantenendo invariati i loro consumi (16%); gli "ingegnosi" che, nonostante qualche difficoltà economica, riescono a trovare soluzioni per spendere meno senza rinunciare all’acquisto (8%); "in difficoltà" sono i consumatori che pur avendo tagliato gli acquisti continuano a spendere di più (9%); i consumatori "in austerity" sono costretti a stringere i cordoni della borsa con meno acquisti e meno spese (30%).
"Il dilagare di grandi strutture e soprattutto degli outlet rappresenta una risposta a queste tipologie di consumatori – ha commentato Alfredo Ricci, presidente della Fismo-Confesercenti – che hanno quasi tutte in comune l’esigenza di contrarre la spesa cercando di non rinunciare agli acquisti. I Foc convincono i consumatori che è possibile non rinunciare all’acquisto ed alla qualità pur abbattendo anche significativamente la spesa. Ma non sempre è così, anzi nella maggior parte dei casi alla contrazione dei costi corrisponde una riduzione della qualità del prodotto offerto".
