CONSUMI. Forum Alimentare 2005: tra 10 anni si spenderà di più per tempo libero che per alimenti (2)
Se attualmente i consumi alimentari domestici incidono per il 15%, costituendo la seconda voce della spesa familiare, nel 2015 si prevede un sorpasso storico che portarà al secondo posto la spesa per alberghi, ristoranti e viaggi (14%). E’ quanto emerso dallo studio "Scenari e sfide globali per l’agroalimentare italiano" per i prossimi 10 anni presentato oggi a Roma nel corso del Forum Alimentare 2005 organizzato da Federalimentare.
La ricerca realizzato insieme al Centro Studi Confidustria, Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo comune) e alle Università di Bologna, Molise e Verona. Lo studio evidenzia come, nel prossimo decennio, il settore agroalimentare si troverà di fronte a una grande scommessa fatta d’incognite e di opportunità possibili ma tutte ancora da inventare. L’agricoltura dovrà fare i conti con le modifiche strutturali della nuova politica comunitaria (PAC) e con il principio del "disaccoppiamento" che ha già prodotto un calo del 30% della produzione nazionale di frumento duro e del 10% della carne bovina.
"Secondo lo studio – ha spiegato Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare – la produzione non sarà rosea, i prezzi industriali e alla produzione agricola saranno in discesa ma ci sarà un aumento dei costi esterni (+25%) come energia, lavoro e trasporti. Ma se cala la redditività di impresa aumenteranno i prezzi per il consumatori".
Tra le varie analisi affrontate dall’indagine vi sono i mutamenti della struttura dei consumi familiari. Si prevede meno spesa alimentare, più tempo libero e comunicazione. Nel 2015 al secondo posto, tra le voci di spesa di una famiglia, troveremo la spesa per alberghi, ristoranti e viaggi e solo alterzo, ormai raggiunte dalle spese di trasporto e comunicazione (12%), quelle relative ai consumi alimentari (12%). Con affitto, luce, gas, acqua che sfioreranno (23%) quasi un quarto del totale.
Cambieranno anche i canali distributivi dei prodotti alimentari. Mentre il numero dei punti vendita dei prodotti "non alimentari" da qui al 2015 è atteso in lieve crescita, quello dgli "alimentari" registrerà un calo del 4,9%, passando da 215.200 a 204.600: con un vero e proprio crollo dei punti vendita di tipo tradizionale e una lieve crescita di qualli più moderni, come gli ipermercati, che passeranno da 23.800 a 26.100. In ogni caso – si legga nella nota – il numero totale dei negosi (alimentari e non) diminuirà di circa 8.000 unità. Il consumatore sarà sempre più attento al risparmio, selettivo, critico e selettivo.
