DIRITTI. Oggi Giornata Europea contro la tratta degli esseri umani; Bruxelles chiede più protezione
Oggi, 18 ottobre, si celebra, come da 4 anni a questa parte, la Giornata Europea contro la tratta degli esseri umani. Per l’occasione la Commissione Europea ha pubblicato una relazione sullo stato di attuazione della direttiva 2004/81/CE, quella che permette agli Stati membri di rilasciare alle vittime della tratta che cooperano con le autorità un titolo di soggiorno collegato alla durata delle procedure nazionali.
Purtroppo i dati non sono positivi: mentre le vittime individuate ogni anno in alcuni Stati membri sono numerose centinaia, i titoli di soggiorno rilasciati si aggirano sulla ventina. Anche se una parte delle vittime non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva, perché sono cittadini dell’Unione, la differenza tra le vittime individuate e quelle che hanno usufruito dei titoli di soggiorno specifici è considerevole.
La Commissione esaminerà tutti i casi in cui sono sorti problemi di applicazione della direttiva e valuterà la necessità di modificarla, aumentandone così l’idoneità a combattere la tratta e a migliorare la protezione delle vittime. Per esempio, si potrebbe introdurre la possibilità di rilasciare un titolo di soggiorno temporaneo sulla base della situazione di vulnerabilità della vittima, e non necessariamente in cambio della cooperazione con le autorità competenti, stabilire una specifica durata del periodo di riflessione per le vittime, rafforzare il quadro giuridico del trattamento, specie dei minori, e potenziare l’obbligo di informare le vittime dei loro diritti.
Il fermo impegno della Commissione Europea a combattere la tratta trova riscontro nella nuova proposta di direttiva UE presentata nel marzo 2010. La proposta ravvicina il diritto penale sostanziale, garantisce una migliore protezione e assistenza alle vittime e rafforza l’attività di prevenzione; per giunta, prevede il principio della non applicazione di sanzioni alle vittime per i reati che sono state costrette a compiere come conseguenza diretta del loro stato di vittima.
