ECONOMIA. BCE lascia invariati i tassi; reazione dei Consumatori

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La Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi di interesse invariati, con quello principale all’1%, il livello più basso nella storia dell’euro. E nel breve periodo non sono previsti aumenti perché i tassi risultano appropriati, visto le attuali condizioni economiche. Lo ha detto il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, al termine della riunione del Consiglio Direttivo che ha deciso di lasciare i tassi invariati.

Trichet ha poi messo l’accento sulla disoccupazione in salita nel 2010 e sul rallentamento dei consumi. Condizioni che produrranno una ripresa lenta, una moderata crescita del Pil e un’inflazione sotto controllo. E poi, secondo Trichet, la ripresa non sarà uniforme; il Presidente della BCE ha definito accidentato il percorso che abbiamo di fronte a noi, caratterizzato da un alto livello di incertezza e con possibili differenze significative tra un trimestre e l’altro.

Immediata la reazione di Federconsumatori e Adusbef che ricorda che, nel 2008, mentre le istituzioni monetarie di tutti gli altri paesi riducevano il tasso di sconto, Trichet fece salire quello di riferimento BCE al 4,25%, con i noti effetti disastrosi. E quando era già tardi, per "correre ai ripari", si decise a far scendere il tasso di sconto, come da sempre le nostre associazioni richiedevano, riportandolo all’1%.

"Alla luce di questa drammatica esperienza, oggi, di fronte alle affermazioni sui tagli delle tasse, noi siamo ancora più convinti che sia necessario fare l’esatto contrario di quanto dice Trichet, e cioè ridurre le tasse per rilanciare la domanda di mercato e l’intera economia" sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

"La nostra indignazione, però, non riguarda solo le dichiarazioni del Presidente della BCE – aggiungono i due Presidenti – ma anche le forze politiche del nostro Paese, che sono troppo impegnate a discutere di immunità e processi più o meno brevi per pensare alle condizioni disastrate in cui si trovano l’economia e le famiglie. Non dimentichiamo, infatti, che queste ultime nel 2009 hanno registrato un crollo del proprio potere di acquisto dell’1,9%, ed addirittura del 3,2% per quanto riguarda le famiglie a reddito fisso".

 

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