EDITORIALE. “Bufale e promesse. Ora Zaia faccia i nomi”, di R. Quintili
Ecco come Riccardo Quintili, direttore de Il Salvagente, commenta il commissariamento del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala avvenuto nei giorni scorsi (l’atto amministrativo in questione è datato giovedì 14 gennaio ma è stato reso ieri, dopo la notifica ai diretti interessati).
"È una sorpresa la notizia che un quarto delle mozzarelle di bufala vendute nei negozi frodi sistematicamente il consumatore facendogli pagare a caro prezzo una parte variabile di latte vaccino, spacciato per più pregiato latte di bufala? Non per i nostri lettori, a giudicare dai risultati del sondaggio che proponiamo. Non certo per il Salvagente che da quasi 20 anni denuncia (con nomi e cognomi) le ditte che "annacquano" e le inesistenti azioni di controllo del Consorzio di tutela. Tanto da doversi difendere da azioni legali (peraltro sempre vinte) dei produttori disonesti e dalle accuse del Consorzio di infangare uno dei prodotti più illustri del made in Italy.
Un esempio lontano può chiarire le idee. Era il 10 novembre 1992 quando il nostro giornale uscì con un test che segnalava come il 30% delle mozzarelle analizzate contenevano percentuali fuorilegge di latte di vacca (alcune addirittura erano fatte interamente di latte vaccino). Sarà un caso che la percentuale di disonesti ritorni puntualmente dai dati raccolti 18 anni dopo dalle analisi dei Nas?
Oggi, a chi vuol vedere, appare ancora più evidente che a mettere a rischio uno dei gioielli dell’alimentare italiano non è chi come noi chiede che si faccia pulizia, ma chi fa affari poco onesti vendendo prodotti truffaldini. Lo spiega, molto bene, Gianfranco Nappi, assessore all’Agricoltura della Regione Campania che, segnando una netta discontinuità con i suoi predecessori, non si spende in rituali rassicurazioni sull’onestà della stragrande maggioranza dei produttori, ma promette che neppure un soldo pubblico dovrà più andare ai disonesti, a chi non svolge il suo lavoro di controllo. È così che si difende un bene collettivo, qual è davvero la mozzarella di bufala, Dop italiano conosciuto da sempre nel mondo ma oramai anche tristemente noto dopo l’affare diossina.
L’azzeramento – pur reso pubblico solo quando lo scoop delle Iene lo rendeva inevitabile – del Consorzio di tutela dei produttori (ma non dei consumatori) voluto da Zaia, non può però essere sufficiente per dare una svolta a questo settore. Serve uno scatto di trasparenza da parte di tutti. Anche del ministero. Zaia, renda pubblici i nomi delle aziende pescate con le mani nel sacco a truffare i consumatori se vuole che la politica di tolleranza zero funzioni davvero. Solo così si potrà restituire la fiducia ai consumatori e l’immagine che meritano i produttori onesti".
