EDITORIALE. I soldi del nucleare e del Ponte di Messina per l’Abruzzo, di A. Longo

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Mentre in Abruzzo la terra ancora trema, bisogna guardare al futuro per evitare che queste tragedie si ripetano con effetti devastanti, che potrebbero invece essere limitati. I terremoti non si possono evitare, ma si può fare molto per limitarne i danni anzitutto alle persone ma anche al patrimonio edilizio e alle infrastrutture.

Il nostro Paese a intervalli più o meno lunghi ne è colpito. Cento anni fa Messina, negli ultimi trent’anni il Belice, il Friuli, l’Irpinia, la Val Nerina, S. Giuliano di Puglia: le tappe di questa infinita serie di distruzioni e di lutti si ripetono ogni 10-15 anni. Ai problemi di ordine naturale della conformazione del sottosuolo si aggiungono le complicazioni del nostro tessuto urbanistico, fatto di mille centri storici di impianto medioevale e rinascimentale. Ma c’è soprattutto da dire che negli ultimi decenni si è costruito spesso senza alcuna regola e altrettanto spesso in violazione delle norme antisismiche che pure sono abbondanti e dettagliate.

Ritardi storici si aggiungono a responsabilità pubbliche e a furbizie private. E difficile stabilire una graduatoria di responsabilità. Nessun Governo ha mai predisposto un piano nazionale di messa in sicurezza del patrimonio abitativo. Alcuni Governi hanno permesso sanatorie per l’edilizia selvaggia e senza rispetto dei piani regolatori; quelli presieduti da Berlusconi si sono distinti in questo. Enti locali e organi di controllo hanno spesso chiuso tutti e due gli occhi davanti all’abusivismo. Basta andare sulle pendici del Vesuvio per avere un quadro agghiacciante di questo lassismo irresponsabile.

Questa volta sembra che Governo e opposizione abbiano preso coscienza della gravità della situazione e della indilazionabile necessità di una svolta. Leggiamo negli innumerevoli reportage di queste drammatiche giornate le esperienze d’avanguardia nella progettazione e costruzione di edifici sicuri e a prova di terremoto non solo in Paesi più avanzati del nostro, come il Giappone o la California, ma anche in Messico e in Turchia. Ai nostri tecnici non mancano le conoscenze e le capacità. Allora bisogna fare un passo in più.

Una proposta: il Governo abbandoni due progetti faraonici e discutibili da mille punti di vista, il ritorno al nucleare e il Ponte di Messina, destinando le risorse ingenti finalizzate a tali opere ad un grande piano di messa in sicurezza anzitutto di scuole e ospedali e altre infrastrutture primarie. Si riveda il Piano casa che si sta discutendo in Parlamento privilegiando con robusti sgravi fiscali il consolidamento delle abitazioni private nei centri antichi o la "rottamazione" di quelle costruite senza criteri antisismici. Ci saranno meno tagli di nastri, ma anche meno lutti e meno distruzioni.

di Antonio Longo

Ripreso da www.radioarticolo1.it

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