EDITORIALE. L’accordo ABI-Tremonti azzera la concorrenza, di A. Longo
Il Ministro della creatività ha superato se stesso. Un accordo sui mutui stipulato in poche ore, quando invece l’ABI aveva combattuto per mesi e mesi lo scorso anno con le associazioni dei consumatori, prima per la riduzione delle penali in caso di estinzione anticipata del mutuo, poi per azzerare i costi della surroga e della portabilità dei mutui. Invece in un battibaleno magicamente si è trovato l’accordo per cui chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile può tornare al tasso medio 2006 che diventa un tasso fisso.
Strano davvero e infatti a sentire puzza di imbroglio per i consumatori è stato per primo con numeri documentati Il Sole 24 Ore, che ha documentato un aggravio di decine di migliaia di € per chi dovesse avvalersi di questa "agevolazione" offerta graziosamente dalle banche. Già, perché in realtà il mutuatario che sceglie di tornare al 2006 e di cambiare il tasso variabile in fisso in realtà non risparmia neppure un €, perché alla fine della durata prevista del mutuo se risultano variazioni del tasso a suo sfavore è costretto a pagare la differenza fino all’ultimo €, allungando il tempo del mutuo, e la differenza sarà pure aumentata anno per anno di un ulteriore interesse!
Se per caso invece i tassi fossero stati in discesa, non ci guadagna niente lo stesso perché intanto è costretto a pagare sempre al tasso 2006 e l’eventuale conguaglio a suo favore gli verrà riconosciuto alla fine, ma comunque avrebbe pagato di meno lo stesso restando a tasso variabile.
Le banche invece ci guadagnano tre volte. La prima volta perché a fronte di tassi aumentati si riprendono tutto alla fine con gli interessi; la seconda volta perché in caso di tassi in discesa le somme pagate in più dai mutuatari, e che dovranno essere restituite agli stessi a fine mutuo, intanto resteranno nella disponibilità degli istituti bancari per anni e anni, potendo quindi essere impiegate a tassi 7-8 volte più alti di quello che verrà riconosciuto al mutuatario; ma il guadagno maggiore sta nel fatto che non saranno più costrette a garantire rinegoziazioni e surroghe e portabilità a costo zero, come aveva tentato di fare Bersani.
Con buona pace del mercato della concorrenza e dell’Antitrust, che evidentemente è rimasto spiazzato dall’annuncio dell’accordo. Stupisce davvero che Catricalà ritenga corretto questo accordo, che in realtà configura un cartello nascosto: ogni banca si tiene i suoi, il mercato e la concorrenza possono attendere.
