EUROPA. Coppie internazionali. Intervista a Roberto Barone, vice Presidente dei Notai d’Europa
L’unione europea cerca una soluzione giuridica alla gestione patrimoniale in caso di separazione di una coppia. La proposta di regolamento Ue allo studio di Bruxelles prende in considerazione le diverse possibilità tra coppie di cittadini europei (Paesi Ue) di nazionalità diversa. Un problema che sta diventando una vera esigenza visto che ormai le coppie internazionali in Europa sono 6 milioni con circa 650 mila coppie ogni anno che si trovano ad affrontare problemi relativi a regimi patrimoniali. Il problema è stato affrontato da oltre 400 addetti al settore in un incontro pubblico tenutosi a Bruxelles e dal titolo "Clearer Patrimonial Regimes for International Couples".
Abbiamo chiesto a Roberto Barone, vice Presidente dei Notai d’Europa di aiutarci a fare un po’ di chiarezza.
Cosa sta cercando di fare a questo proposito la Commissione europea?
La Commissione europea sta cercando di trovare una soluzione alla situazione di stallo attuale. C’è un progetto di regolamento comunitario sulle convenzioni matrimoniali, quindi all’atto della formazione della famiglia, sulla gestione patrimoniale di una coppia che si separa. Voglio specificare che si tratta solo di un regolamento sul "patrimonio", quindi niente figli ed altro. Oggi c’è il problema di decidere quale legislazione adottare alla separazione di due cittadini europei, quindi di due Paesi diversi dei 27 dell’Ue.
Qual è la soluzione individuata dalla Commissione?
La proposta di regolamento è attualmente allo studio dei servizi della Commissione. Ad ogni modo Bruxelles non vuole imporre nulla, ma piuttosto offrire una serie di possibilità tra cui scegliere. Un esempio pratico: una coppia si separa, allora si può scegliere se applicare la legislazione del Paese di origine del marito, quella della moglie, quella del Paese di residenza effettiva, quindi non fittizia, della coppia o il cosiddetto "28esimo regime". Ovviamente il problema non si pone per una coppia dello stesso paese, ad esempio in Italia abbiamo i regimi di comunione legale.
In cosa consiste il "28esimo regime" ?
Si tratta di una proposta della Commissione di adottare un regime di gestione patrimoniale cosiddetto "europeo", ovvero uguale in tutti i Paesi membri. Noi siamo piuttosto critici con questo approccio perché non prende in considerazione le specificità di ciascun Paese membro, la sua storia e la sua tradizione. E poi questo regime sarebbe opzionale o obbligatorio? Nel primo caso sarebbe troppo poco efficace. Nel secondo potrebbero esserci seri problemi di compatibilità con gli assunti del trattato di Lisbona, che lascia libertà alla sovranità nazionale per questioni di radici, tradizioni e simili. Inoltre renderlo obbligatorio vorrebbe dire avere tutte le norme giuridiche ben specificate, e tutti i giudici europei vi dovrebbero essere vincolati.
Qual è la soluzione individuata dal CNUE?
Al di là del 28esimo regime, l’approccio della Commissione europea ha altre criticità. Ad esempio, nel caso di scelta di un regime specifico, da dove risulterebbe evidente la scelta dei coniugi? Questo è importante non solo per la definizione della separazione del patrimonio in se, ma per tutta una serie di attività sociali e amministrative, ad esempio la gestione di un conto bancario o di un appartamento. La Commissione europea, ad esempio, suggerisce la forma scritta, ma poi ci sono altri criteri, ovvero quelli previsti dal Paese del quale si sceglie la forma da seguire. Insomma bisogna adottare una mentalità europea di modo che tutti i "terzi" (amministratori, banchieri, ecc ndr) sappiano con precisione quale sistema si è deciso di seguire. Secondo noi a scegliere deve essere quindi lo Stato civile, una parte terza e imparziale che dica quale regime sia stato applicato.
Come si può raggiungere questa trasparenza senza incorrere in problemi procedurali e cadere vittima della burocrazia?
Tramite una corretta e puntuale pubblicità legale delle convenzioni dei regimi matrimoniali scelti. In questo modo tutti i soggetti terzi avrebbero una visione trasparente delle leggi applicabili. Insomma un sistema per essere davvero efficace ha bisogno di un efficiente sistema pubblicitario europeo, non della standardizzazione a tutti i costi. Il problema del futuro dell’Europa sembra proprio essere di Diritto: da una parte tutti gli Stati con le loro unicità, dall’altra parte Bruxelles che per creare un comune spazio di diritto e sicurezza comune cerca di omologare il diritto in tutta Europa. Sembra facile ma in realtà è complicatissimo. Da una parte abbiamo infatti il Common law (diritto anglasassone ndr), dall’altra il Civil law (maggior parte d’Europa, tra cui l’Italia, ndr).
Insomma, oggi nel caso di contrasto alla separazione cosa si fa?
Non si può fare una scelta di diritto incompatibile. Per cui, in attesa di trovare un quadro europeo, si tiene valido il criterio che è stato scelto all’atto del matrimonio e che può essere modificato nel tempo.
E nel caso di matrimonio tra un cittadino europeo e uno extracomunitario?
La proposta della Commissione europea copre solo il diritto europeo quindi solo le coppie di Stati Ue. Mi sembra difficile che si possa adottare una linea generale. Ciononostante in questo caso il problema è piuttosto complesso.
Il Consiglio dei Notariati dell’Unione Europea (CNUE) è l’organismo ufficiale e rappresentativo della professione notarile presso le istituzioni europee. Il CNUE, costituito nel 1993, raggruppa 21 organizzazioni notarili dell’Ue (circa 40 mila notai): Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. La Croazia ne è membro osservatore.
di Alessio Pisanò
