FISCO. Finanziaria: al sud, tasse locali fino al 10,6%
Le Amministrazioni comunali del Mezzogiorno e del Centro dovranno aumentare le entrate tributarie rispettivamente dell’8,6% e del 6,5%. In Molise e Calabria le situazioni più a rischio inasprimento. Piemonte unica regione del Nord ad essere sopra la media italiana (6,1%) dell’incremento potenziale della pressione fiscale locale. Questo quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio Eurispes sul Federalismo.
"Le autonomie locali dovranno dimostrare di essere in grado di gestire il finanziamento delle proprie politiche sociali altrimenti si rischia di alimentare un welfare locale a due velocità. Lo scenario per gli Enti locali: leva perequativa, lotta all’evasione fiscale e maggiore capacità di riscossione dei tributi locali".
Finanziaria 2006. Nel dibattito politico ed istituzionale, emerge la palese preoccupazione dei governatori regionali, dei presidenti delle Province e dei sindaci che la Finanziaria 2006, nell’ottica di un risanamento complessivo delle casse statali, sacrifichi parte delle spese correnti. Sulla base della bozza della nuova Legge Finanziaria 2006 ancora in discussione in queste ore, il risparmio "forzato", ai fini della realizzazione degli obiettivi della finanza pubblica per l’anno prossimo, dovrebbe interessare le spese correnti degli Enti locali, ad esclusione delle spese per il personale e le spese sociali, che potrebbero subire un taglio del 6,7%.
L’istituto, nel tentativo di tracciare una situazione prospettica sulle possibili conseguenze che una riduzione di parte della spesa correnti avrebbe sui bilanci delle Amministrazioni comunali, ha stimato, partendo dall’analisi del quadro finanziario dei Comuni, in che misura tale riduzione possa incidere sul livello di pressione tributaria. In altri termini, si è cercato di stimare l’aumento della tassazione locale necessaria affinché gli Enti comunali possano "pareggiare" i bilanci per continuare a garantire e/o migliorare il livello dei servizi ai cittadini.
Amministrazioni comunali: "risparmi forzati" per 1.400 milioni di euro. Ammonta a quasi 1.400 milioni di euro il taglio del 6,7% su parte delle spese correnti delle Amministrazioni comunali delle regioni a statuto ordinario previsto dal disegno di legge finanziaria approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 settembre. Un "risparmio forzato" ottenuto dalle spese correnti di ogni singola regione al netto della spesa sociale e della spesa per il personale. Partendo da una spesa corrente totale di oltre 38 mila milioni di euro decurtata sia della spesa per il personale (12.212 milioni di euro) sia della spesa di carattere sociale quale risulta dalla classificazione per funzioni dei bilanci comunali (5.310 milioni di euro), si arriva ad una spesa corrente di 20.483 milioni di euro alla quale si applicato un taglio del 6,7% pari a 1.370 milioni di euro. Nelle regioni del Nord è concentrato il maggior "risparmio forzato" pari a 673 milioni di euro, seguito dal centro con 362 milioni di euro e dal Sud con 335 milioni di euro.
"Le nostre analisi – prosegue Gian Maria Fara – hanno messo in evidenza, più volte, che le spese per il welfare locale sono maggiori in quei Comuni , principalmente nelle aree del Nord, dove maggiore è l’autonomia finanziaria e la pressione tributaria. Sono, quindi, principalmente le tasse locali a finanziare in maniera cospicua la spesa sociale degli Enti locali. La scommessa, quindi, di fronte alla tendenza di un ridimensionamento della spesa corrente degli Enti locali che, potrebbe penalizzare le politiche di welfare, è quella di fare della spesa sociale a livello locale un punto di forza in grado di stimolare forme di partecipazione attiva dei cittadini, per contrastare tanto le tendenze verso un neo-centralismo, quanto quelle verso un federalismo irresponsabile ed iniquo".
"Inasprimento" tributario: Molise e Calabria oltre il 10%. Dall’analisi dei dati emerge che a subire il maggiore contraccolpo, in termini di incremento delle entrate tributarie, sarebbero le Amministrazioni comunali delle regioni del Mezzogiorno (8,6%), le quali godono di una minore autonomia finanziaria e impositiva. A seguire gli Enti comunali del Centro con un più 6,5% e del Nord con un aumento del 5,9%. In particolare, l’inasprimento della tassazione locale riguarderebbe principalmente i Comuni del Molise con il 10,6%, quelli della Calabria (10,2%), della Basilicata (9,2%) e della Campania (8,3%). Di contro, si ipotizza una minore pressione fiscale soprattutto nei Comuni delle Regioni del Nord che presentano maggiori livelli di autonomia. Valori al di sotto della media delle Regioni a Statuto Ordinario (6,6%) si registrano, infatti, in Emilia Romagna, in cui si prevede un aumento del gettito fiscale pari al 4,4%, in Lombardia, con un incremento potenziale dell’imposizione pari al 5,4% e a seguire: Liguria e Veneto (5,6%) e Toscana (5,9%).
"Nell’immediato futuro, – conclude il Presidente – il welfare locale dovrà muoversi lungo due direttive. Da un lato, la propensione dello Stato ad assicurare la leva perequativa e, quindi attraverso un welfare graduale, a garantire il sostegno alle aree più depresse che altrimenti risulterebbero automaticamente penalizzate; dall’altro, la capacità dei governi locali di quelle aree di incrementare efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, puntando su nuove forme di finanziamento, coinvolgendo la cittadinanza e le imprese sociali, concentrando sforzi istituzionali sulla lotta all’evasione e su una più incisiva capacità di riscossione dei tributi propri. Senza tale salto di qualità la distanza fra un Nord che riesce a recuperare più tasse e fornire più servizi e un Sud che riscuote di meno e fornisce di meno sarà destinata ad aumentare creando un pericoloso welfare a due velocità".
