GRANO CONTAMINATO. MC: “Indicazione dell’origine è importante, il problema è cattiva produzione”
"Per evitare lo sviluppo di micotossine, andrebbe migliorata la buona pratica di produzione, di raccolta e di stoccaggio, magari con aiuti diretti ai produttori e agli Stati esportatori". Così Beppe Riccardi, responsabile del settore alimentazione del Movimento Consumatori sulla questione del grano contaminato. "Anche il problema dei controlli andrebbe rivisto – continua Riccardi – sono pochi ed eseguiti con strumentazioni non adeguate; passa inoltre ancora troppo tempo fra l’analisi, la controanalisi ed il ritiro dal commercio di prodotti ritenuti fuorilegge".
Per il Movimento Consumatori, l’indicazione dell’origine dei prodotti è importante, ma nei casi delle micotossine, il problema è un altro. E’ soprattutto legato alla cattiva produzione e conservazione della materia prima. E, in ultimo, al sistema dei controlli che viene effettuato.
La presenza di micotossine è un problema abbastanza recente; la stessa CEE ha affrontato il problema dei limiti minimi ammissibili, nel 2001 per alcune sostanze e addirittura nel 2005 per altre. Oltretutto sono stati fissati i livelli massimi consentiti, ma partiranno solo dal 1° ottobre 2007.
"Nelle analisi da noi effettuate per il nostro progetto Questione di etichetta – spiega Riccardi – ci sono 2 pagine relative a questo problema. In sintesi, le micotossine sono muffe che si possono sviluppare in particolari condizioni ambientali, non solo in fase di coltivazione (stress ambientali, condizioni climatiche, ecc.), ma anche in fase di conservazione e stoccaggio, in fase di trasformazione del prodotto (birra, vino) ed inoltre da contaminazione indiretta, da mangimi contaminati che a loro volta contaminano gli animali da allevamento e i loro prodotti derivati (latte, uova, carne). Il pericolo viene, inoltre, dai lunghi viaggi in condizioni sfavorevoli di umidità e calore che portano allo sviluppo di muffe.
Tutte le micotossine (se ne conoscono oltre 300) sono tossiche per l’organismo umano e per quello animale; in particolare sono pericolose le aflatossine, le ocratossine e le fumonisine. Anche i normali trattamenti di cottura dell’alimento non sono in grado di ridurne la concentrazione. Gli alimenti a rischio sono quelli di importazione (Cina, Indonesia, Turchia, Sud America, Nigeria, Senegal) per gli alimenti vegetali come cereali, legumi, frutta secca, spezie, caffè e cacao. Ma la nostra indagine ha riscontrato anche mais italiano contaminato. La presenza di micotossine è stata rilevata nel 21% dei campioni prelevati: in 9 prodotti (tra cui mais, polenta, pop corn) sono state trovate fumonisine; in 2 prodotti (pistacchi e cacao) le aflatossine ed in 1 prodotto (caffè) l’ocratossina A (quella trovata nel grano)".
