Il “partitino” che fa male ai consumatori – di G. Valentini

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Nel variopinto caleidoscopio dei partiti e partitini che si presentano a queste elezioni – sotto l’effetto perverso della legge proporzionale imposta dal centrodestra per neutralizzare la (prevedibile) vittoria dell´Unione, con il rischio di alimentare però l’instabilità e l’ingovernabilità – spicca l’esordio di un’improbabile Lista dei Consumatori nelle schiere del centrosinistra.

Le riserve non nascono certo dal ruolo che i medesimi hanno assunto, come soggetto collettivo di interessi, nella società contemporanea. Bensì, al contrario, proprio dalla rappresentatività di una lista del genere sotto le insegne del Codacons, l’associazione costituita nel 1986 come "Coordinamento delle associazioni per la difesa ambientale e dei diritti degli utenti e dei consumatori", cioè dalla sua capacità di rappresentare un’articolazione così ampia e complessa.

Di fronte all’incalzare della crisi economica, a quella che il sociologo Giampaolo Fabris ha denominato efficacemente «la sindrome della quarta settimana», il filone è diventato ormai di moda. Tutti scoprono il "primato del consumatore". Sulle pagine del nostro giornale, già nel settembre del 2004 pubblicammo un’inchiesta in tre puntate sulla galassia di queste associazioni e sulla mitica famiglia che non-arriva-alla-fine-del-mese, continuando poi a occuparcene quotidianamente nelle pagine di economia o di cronaca. E dall’aprile dell’anno scorso, su Repubblica Radio va in onda ogni venerdì una trasmissione intitolata appunto Consumi & Costumi. Ma, come dice con un filo d’ironia un imprenditore di lungo corso come Pietro Marzotto, in Italia «siamo tutti consumatori e pochi produttori».

E allora, come si fa a ingabbiare in una lista i problemi, le legittime aspettative, le esigenze, le richieste, di un universo che in realtà s’identifica con l´intero corpo elettorale, di destra, di centro e di sinistra? Nella migliore delle ipotesi, sarà un pezzo, un frammento, una scheggia di questo mondo. Più che un partito o un partitino, sembra una lobby, un gruppo di potere o di pressione, un comitato d’affari o di gestione, destinato a soddisfare le ambizioni individuali di qualcuno piuttosto che gli interessi collettivi.

Ne è già indirettamente una conferma la reazione negativa con cui la sortita è stata accolta dalla grande maggioranza delle associazioni, a cominciare dall’Adiconsum. Non si tratta soltanto di rivalità personali ovvero organizzative. Al di là di questi aspetti che verosimilmente sussistono, la questione di sostanza è un’altra: per restare autonome e indipendenti dal potere politico, le associazioni dei consumatori non possono omologarsi al sistema dei partiti. Altrimenti, su questa strada rischiano di smarrire la propria identità, la propria rappresentatività e quindi anche la loro funzione di interlocutore o controparte del governo: a favore della concorrenza e della trasparenza, contro il carovita.

Ogni cittadino, di qualsiasi sesso, età, condizione sociale, fede politica o religiosa, è un consumatore. E dunque, ogni elettore lo è. Si può anche convenire che il movimento dei consumatori, in quanto soggetto collettivo, sia più orientato a sinistra, più sensibile all’equità sociale e più incline alla riduzione delle disuguaglianze. Diciamo pure che appartiene fisiologicamente al fonte riformista, progressista. Ma questa appartenenza non è un’esclusiva assoluta e anzi bisognerebbe auspicare che, in una società più compatta e coesa, il cosiddetto "consumerismo" diventasse sempre più trasversale, bipartisan come si suol dire.

E’ chiaro che qualsiasi governo, di centrodestra o di centrosinistra, e perfino una "grande coalizione", deve confrontarsi giorno per giorno con il movimento dei consumatori. Dal fisco ai servizi, dalle banche alle assicurazioni, dalle telecomunicazioni ai trasporti, fino ai farmaci e ai diritti televisivi sul calcio, l’agenda dei temi da affrontare coincide con la dimensione stessa della vita economica e sociale. Ma una cosa è un’associazione dei consumatori, riconosciuta dalla legge, ben altra cosa è un partito politico dei consumatori che si schiera da una parte o dall’altra. Siamo, evidentemente, al limite dell’incompatibilità.

Toccherà agli elettori, al popolo sovrano, esprimere un giudizio definitivo su questa iniziativa. Ma si può prevedere fin d´ora che la Lista dei Consumatori non riuscirà a ottenere più di qualche poltrona o poltroncina per i suoi dirigenti. Di contro, la sua "discesa in campo" minaccia di spaccare e indebolire il fronte dei consumatori. Di un altro partitino come questo, insomma, non si sentiva affatto il bisogno.

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