INFLUENZA AVIARIA. I pareri di Coldiretti e Legambiente

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"Le misure attivate sono in grado di ridurre i rischi di epidemia e di garantire ai consumatori la sicurezza delle carni in vendita in Italia che provengono dagli oltre seimila allevamenti nazionali". E’ il giudizio di Coldiretti in merito a quanto Governo e regioni stanno mettendo in atto per prevenire ed eventualmente contrastare l’influenza aviaria.

Sul tema dell’etichettatura la confederazione ricorda come "l’Italia ha l’opportunità di porsi all’avanguardia a livello europeo con l’applicazione della legge 3 agosto 2004, n.204 (disposizioni per l’etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari, nonche’ in materia di agricoltura e pesca"), sostenuta con la raccolta di un milione di firme dalla Coldiretti, che prevede l’obbligo di indicare sulle etichette l’origine di tutti gli alimenti commercializzati.

Dal mondo ambientalista invece arrivano proposte di interventi utili che l’esecutivo può varare per tutelare la salute pubblica. In una nota Legambiente afferma la necessità di "mettere in sicurezza gli allevamenti industriali attraverso un piano sanitario urgente che, oltre all’etichettatura, stabilisca regole per gli allevatori; codificare il numero di animali per chilometro quadrato, stabilendo in concerto con le Regioni, le Province e i Comuni un carico zootecnico distribuito a livello nazionale che garantisca la biosicurezza; varare un piano nazionale zootecnico capace di tutelare la biodiversità e di promuovere modelli produttivi rispettosi degli animali; ridurre da subito, almeno del 50%, il numero delle uova destinate alla produzione avicola fino a dicembre e prevederne il blocco nei mesi più a rischio (da gennaio a marzo)".

Secondo l’associazione a tutela dell’ambiente "urlare allarmi catastrofici e sperperare denaro per acquistare vaccini generici non aiuterà né le popolazioni dei paesi orientali dove il virus A H5N1 ha già causato decessi tra le persone, né l’Italia a bloccare il virus (diverso da quello cinese e tailandese) già da anni diffuso in alcuni allevamenti intensivi soprattutto nel Nord".

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