Liberalizzazioni: farmaci, il bilancio di tre anni
A tre anni dalla lenzuolata Bersani, che ha portato i farmaci SOP e OTC nelle parafarmacie e nei corner della GDO, è legittimo chiedersi: i consumatori ne hanno tratto giovamento? Mi sento senz’altro di rispondere affermativamente. Ma lasciamo che a parlare siano i dati. Innanzitutto voglio sottolineare come il complesso di dinamiche competitive innescate in questi ultimi anni (faccio riferimento tra l’altro al nuovo sistema di determinazione prezzi ed alla crescente diffusione dei farmaci generici) ha consentito di calmierare sensibilmente i prezzi dei farmaci da banco. Nel 2008, infatti, i prezzi medi per questa tipologia di prodotti, si sono mantenuti al di sotto dell’indice Istat dell’inflazione: di circa il 3,4% nella grande distribuzione, del 2,1% nelle parafarmacie e del 3,0% in farmacia. Nessun dubbio, quindi: si è innescato un processo concorrenziale, che ha comportato una riduzione di prezzo compresa tra il 20% e il 30%. E’ un importante cambiamento che, se correttamente applicato, assicura chiarezza e trasparenza delle condizioni di vendita a vantaggio dei cittadini.
Vantaggi per i consumatori
Ma quanto si risparmia grazie ai nuovi canali distributivi? Per rispondere a questo interrogativo nel dicembre 2008 il nostro Osservatorio Nazionale prezzi e tariffe del C.R.E.E.F. (Centro Ricerche Economiche, Educazione e Formazione), ha monitorato e confrontato il prezzo di 24 farmaci da banco di largo consumo in 11 Capoluoghi di Regione (o Provincia).
Da questa indagine è emerso che la spesa media nazionale maggior è di 166,96 euro nelle farmacie comunali e di 162,65 euro in quelle private; mentre la spesa media più bassa è quella sostenuta nei corner della GDO che si attesta intorno ai 146,18 euro con un risparmio pari a circa 20 euro. Ben il 14,2% in meno rispetto alla spesa più elevata.
Dallo stesso campione di paniere di farmaci, si ricava pure che il costo medio nazionale per farmaco è pari a 6,71 euro; al di sopra di tale livello si collocano le farmacie comunali con 6,95 euro e le farmacie private con 6,77 euro, mentre, al di sotto, abbiamo le parafarmacie, 6,58 euro e la G.D.O. con 6,09 euro.
Chiudo questo excursus con un ultimo dato significativo: rispetto al 2007 la forbice in termini di convenienze tra farmacie (F.P. + F.C.) e parafarmacie (paraf. Private + G.D.O.) si è allargata mediamente di un +1,1% a favore di queste ultime. Se prima infatti la differenza era del -7,2% per le parafarmacie nei confronti delle farmacie ora questa, dopo 3 anni, è passata al -8,3%.
Ostacoli all’orizzonte
Alla luce di questi dati relativi è facile comprendere come la situazione avrebbe potuto ulteriormente migliorare per le tasche dei consumatori, se si fosse estesa la liberalizzazione anche ai farmaci di fascia C (quelli, per intenderci, con obbligo di prescrizione). Ma su questo punto non si è riusciti a spuntarla. Anzi alcune iniziative del Governo danno l’impressione che si stia marciando contro tutto l’intero meccanismo delle liberalizzazioni, con l’intenzione di smontarlo pezzo dopo pezzo.
Mi riferisco a quei Disegni di Legge presentati in Parlamento che mirano non solo a delegittimare parafarmacie e corner della GDO, privandoli della propria denominazione e dell’insegna con la croce verde, ma anche rimettendo in discussione la centralità della figura del farmacista e prospettando – addirittura – la chiusura di questi esercizi. Si delineano quindi scenari foschi per i 6500 farmacisti che, in questo modo, hanno forti probabilità di perdere il loro posto di lavoro.
Il sospetto forte è che interessi corporativi stiano mettendo in atto strategie per recuperare l’esclusiva perduta, incurante di danneggiare cittadini e consumatori. Parafarmacie e corner del modern retail, infatti, con una quota di mercato a valore del 7,6%, pari a 140 milioni di euro, (contro i 1872 milioni incassati dalle tradizionali farmacie con i prodotti da banco) cominciano a dare fastidio. Anche perché hanno contribuito a "insegnare" ai consumatori a scegliere la convenienza. Lo dimostra il fatto che, nell’ultimo anno, hanno fatto registrare un + 36,5% a valore rispetto alle tradizionali farmacie "segnate", invece, da un poco esaltante -3% .
Scenari del prossimo futuro
Se gli interessi corporativi avessero la meglio e i disegni di legge attualmente in fieri venissero approvati dalle Camere, non solo si cancellerebbe la libera scelta del cittadino ma anche – una volta eliminata la figura del farmacista – verrebbe a mancare pure la tutela dei consumatori. Accogliamo positivamente, in tal senso, la volontà espressa in questi giorni dal Vice Ministro della Salute Fazio ad avocare a se la responsabilità di definire una proposta di riforma del sistema distributivo del farmaco e in tal senso attendiamo la riapertura del tavolo di confronto con i rappresentanti dell’intera filiera farmaceutica e le Associazioni dei Consumatori per concorrere ad individuare soluzioni efficienti nell’interesse della popolazione.
Rita Battaglia Vice Presidente Federconsumatori
