OGM. Coesistenza, Commissione Ue: “Non ancora opportune norme unificate a livello europeo”

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Vista la scarsa esperienza nella coltivazione di piante transgeniche nell’Unione europea e la necessità di portare a termine l’introduzione delle misure nazionali, l’elaborazione di una normativa europea sulla coesistenza tra le colture geneticamente modificate (GM) e l’agricoltura convenzionale e biologica non sembra giustificata per il momento. Questa in sintesi la conclusione a cui è arrivata la Commissione Europea nella Relazione, oggi pubblicata, sulle misure nazionali volte a garantire la coesistenza delle colture geneticamente modificate con l’agricoltura convenzionale e biologica.

Secondo l’esecutivo Ue, infatti, l’esperienza nella coltivazione di piante transgeniche in Europa è ancora molto limitata: la coltivazione commerciale si è finora limitata a due tipi di mais geneticamente modificato. In Spagna il mais transgenico è stato coltivato nel 2004 su 58 000 ettari, pari al 12% circa della superficie spagnola seminata a granturco. In altri Stati membri la coltura è rimasta circoscritta a poche centinaia di ettari. "Le condizioni di coltivazione variano notevolmente da un paese all’altro – ha affermato il commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Mariann Fischer Boel – e l’esperienza nella produzione di colture GM è ancora limitata in Europa. Non sembra quindi opportuno, a questo stadio, proporre norme unificate a livello UE."

Tuttavia, prima di prendere qualsiasi decisione, la Commissione si è impegnata a condurre una consultazione dei soggetti interessati. L’occasione sarà offerta da una conferenza sulla coesistenza che si terrà a Vienna dal 5 al 6 aprile 2006.

Dura la reazione di Legambiente alla relazione dell’esecutivo europeo. "Quello che emerge dal rapporto è inquietante", ha affermato Francesco Ferrante, direttore di Legambiente che precisa "Mai la Commissione europea aveva osato tanto in passato. Oggi l’Ue è alla mercè delle multinazionali. Tanto che anche i ministri Ue dell’Ambiente che hanno richiesto a Bruxelles una maggiore trasparenza nei processi autorizzativi per il commercio degli ogm".

Oggi sono stati rimandati al mittente – si legge in una nota dell’associazione – il 50% dei piani nazionali presentati, compreso quello italiano, perché rappresentano un ostacolo alla libertà di coltivare transgenico. Non solo, nella relazione non vengono ammessi divieti per la coltivazione di organismi geneticamente modificati nelle aree protette ed ecologicamente sensibili, (nonostante l’art. 6 punto 5/E del regolamento 1829/03 concernente la commercializzazione di alimenti e mangimi transgenici preveda che sia possibile limitare l’ultilizzo di tali prodotti nelle aree ecologicamente sensibili). Così come non è permesso istituire aree ogm-free (attualmente sono 170 aree e 4500 autorità locali) e non è ritenuto opportuno porre in atto misure che rendano obbligatoria l’assicurazione da parte di coltivatori transgenici a protezione delle colture tradizionali che vengano contaminate.

"La Commissione, – conclude il direttore di Legambiente – renderà così irreversibile la contaminazione dell’agricoltura di qualità, nonostante l’80% dei cittadini sia contrario agli ogm".
In preparazione della conferenza europea sulla coesistenza che si terrà a Vienna i prossimi 5 e 6 aprile, "il governo italiano insieme agli altri Stati, gli ambientalisti, i consumatori, gli agricoltori – si appella Ferrante – devono costruire un’alleanza compatta che impedisca alla commissione di dare atto a questa "iattura per il futuro dell’agricoltura".

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