PREZZI. Caro petrolio. La “ricetta” della Commissione Scajola
Per contenere gli effetti del caro-petrolio occorre agire nel breve con un taglio della fiscalita’ su carburanti e gas. Anche prevedendo un onere per le casse dello stato valutabile nell’ordine di 800-1.000 milioni di euro. E’ questa la ‘ricetta’ della commissione Scajola, istituita dal ministro delle Attivita’ Produttive lo scorso primo luglio.
La commissione, con "compiti di carattere consultivo", ha identificato "misure finalizzate al contenimento dei prezzi dei carburanti e del gas naturale". Tra le misure di natura fiscale, la commissione ha individuato una riduzione immediata delle accise (tre mesi) collegata alla revisione della fiscalita’ in senso anticiclico per gas settore civile e carburanti. In particolare nel gas l’aumento al primo gennaio 2006 potrebbe essere contenuto dal +6% al +4%, con un costo di 215 milioni mentre per i carburanti l’ipotesi sarebbe una riduzione dei prezzi di 3,6 centesimi di euro al litro con un onere di 500 milioni.
Un taglio delle accise sul gasolio per l’autotrasporto, con un vantaggio di 4,3 centesimi di euro al litro, costerebbe alle casse dello stato 400 milioni di euro l’anno. Infine una riduzione delle accise per Gpl e gasolio da riscaldamento, per una spesa annua di 450 milioni annui, potrebbe comportare un vantaggio di 10 centesimi di euro per tutti gli utenti oppure una diminuzione selettiva di 20 centesimi (solo prime case e tetto sul reddito).
Tra le altre misure di natura fiscale, la commissione suggerisce una semplificazione delle aliquote delle accise e dell’Iva per il gas (senza onere per lo stato) e un ripristino della perequazione Nord-Sud sulle accise per il gas nel settore civile (130 milioni di costo l’anno, con un vantaggio di 4,7 centesimi di euro a metro cubo per gli utenti del Centro-Nord).Inoltre una ridefinizione della quota materia prima comporterebbe minori profitti per le imprese e un vantaggio di circa 0,8 centesimi a metro cubo abbinato a una maggiore stabilita’ dei prezzi. Infine si puo’ pensare a un fondo Comuni per le categorie disagiate, con un costo minimo di 15 milioni.
