Rapporto Istat 2026 (Foto Paul Seling per Pexels)

Povertà e disuguaglianze, l’Italia nello scatto dell’Istat

In Italia rimangono forti disuguaglianze e forme di povertà diffuse fra famiglie numerose, minori, stranieri e residenti nel Mezzogiorno. Aumenta la povertà energetica. L’insicurezza alimentare migliora ma riguarda il 9,3% della popolazione. In povertà assoluta 5 milioni e 700 mila persone

In Italia rimangono forti disuguaglianze economiche e sociali. Forme di povertà che inseguono le famiglie in diverse forme, dalla povertà assoluta all’insicurezza alimentare, alla povertà energetica. Nel 2025, quasi 11 milioni di persone in Italia (il 18,6 per cento) sono a rischio di povertà, oltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Poco meno della metà della popolazione riferisce di non essere riuscita a risparmiare nell’ultimo anno. Cinque milioni e 700 mila persone sono in povertà assoluta.

Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Istat presentato oggi, un corpus immenso di dati e informazioni sullo stato del paese, che restituisce una visione di insieme dell’Italia. Fra i vari approfondimenti ci sono quelli sulle trasformazioni delle famiglie e del mercato del lavoro, illustrate insieme alle disuguaglianze socioeconomiche e sociosanitarie che caratterizzano l’Italia e che vedono ancora forti disparità a livello territoriale.

L’Istat evidenzia che la povertà assoluta continua a interessare soprattutto le famiglie numerose, quelle con i minori, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno. Si diffondono forme specifiche di disagio, come la povertà energetica, che riflette l’aumento dei costi e la fragilità dei redditi, mentre l’incidenza dell’insicurezza alimentare diminuisce. Il titolo di studio si conferma un fattore di protezione decisivo: livelli di istruzione più elevati sono associati a condizioni di vita migliori e a un minore rischio di disagio economico.

La diffusione della povertà assoluta

Nel 2024 la povertà assoluta riguarda 5,7 milioni di persone (9,8 per cento), per un totale di 2,2 milioni di famiglie (8,4 per cento), con un’incidenza che sale fortemente tra le famiglie di soli stranieri (35,2 per cento) e quelle composte da almeno 5 componenti con figli minori (22,3 per cento) Il Mezzogiorno continua a registrare il valore più elevato (10,5 per cento).

La povertà assoluta colpisce poi i giovani: sono in questa condizione il 13,8 per cento dei ragazzi con meno di 18 anni, per un totale di 1,28 milioni di persone.

L’insicurezza alimentare

Le difficoltà economiche impattano sui consumi primari meno che in passato, evidenzia l’Istat. Ci sono dei miglioramenti sul versante dell’insicurezza alimentare: nel 2025, il 9,3 per cento della popolazione (5,4 milioni di persone) dichiara di non potersi permettere un pasto proteico ogni due giorni, un dato in calo rispetto al 12,6 per cento nel 2014.

Le difficoltà economiche possono infatti compromettere la capacità di comprare cibo sufficiente, nutriente e di qualità e, spiega l’Istat, le famiglie con redditi bassi tendono a “limitare la varietà degli alimenti, privilegiando prodotti meno costosi e meno nutrienti, e possono ridurre il numero dei pasti o rinunciare a consumare pasti proteici con regolarità, adattando forzatamente il proprio stile alimentare a risorse insufficienti”.

Il non potersi permettere un pasto proteico almeno ogni due giorni costituisce una delle principali manifestazioni dirette dell’insicurezza alimentare. Questo indicatore è sceso stabilmente sotto il 10 per cento da 2019. A oggi riguarda 5,4 milioni di persone ma in modo disomogeneo sul territorio: nel 2025, il valore è più elevato nel Mezzogiorno (13,2 per cento), mentre si colloca su livelli sensibilmente più contenuti nel Nord-est (6,0 per cento), nel Nord-ovest (7,7 per cento) e nel Centro (8,0 per cento).

La povertà energetica

Un fenomeno che invece aumenta è la povertà energetica. I costi dell’energia sono difficili da sostenere per le famiglie a basso reddito. L’Istat ricorda che la letteratura anglosassone ha sintetizzato questa condizione nell’espressione heat or eat, a indicare il dilemma tra sostenere le spese per il riscaldamento oppure per l’alimentazione.

La povertà energetica, spiega l’Istat, “è una sorta di moltiplicatore di disagio che non consente alle famiglie l’accesso a servizi energetici essenziali come riscaldare o raffreddare la casa, cucinare, illuminare gli ambienti o utilizzare gli elettrodomestici di base”. La povertà energetica, intesa come incapacità di riscaldare adeguatamente l’abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali, sta aumentando ed è passata dal 7,7 per cento nel 2022 al 9,1 per cento nel 2024.

Come arrivare a fine mese?

Le famiglie sono poi in difficoltà nella gestione delle spese quotidiane e di spese impreviste. Nel 2025, il 35,9 per cento degli individui dichiara che le spese per l’abitazione rappresentano un onere economico pesante; il 22,4 per cento riferisce di arrivare alla fine del mese con difficoltà o con grande difficoltà, e il 47,7 per cento dichiara di non essere riuscito a risparmiare nell’ultimo anno.

Molte famiglie sperimentano limitazioni in una serie di spese collegate alla qualità della vita: il 35,7 per cento della popolazione non può permettersi, infatti, una settimana di vacanza all’anno lontano da casa e il 25,6 per cento ha difficoltà a fare fronte, con risorse proprie, a spese impreviste.


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