RICERCA. CRUI sostiene il 5 per mille per borse di studio ai giovani

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"L’entusiasmo dei giovani è la risorsa più preziosa non solo per il sistema universitario, ma per ogni società che voglia crescere ed evolversi". E’ quanto ha dichiarato Giuseppe Silvestri, Delegato per la Ricerca della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane)e Rettore dell’Università di Palermo alla vigilia della XVI settimana della cultura scientifica al fine di sottolineare il determinante ruolo dalla ricerca universitaria e la volontà unitaria del sistema di destinare i ricavati del 5 per mille all’erogazione di borse di studio per giovani ricercatori.

L’iniziativa ha l’obiettivo di avvicinare sempre più la scienza alla società e i cittadini ai temi della Ricerca, spesso percepita come un concetto astratto, lontano dal vissuto quotidiano.
In particolare, la Conferenza sottolinea che con una rete di più di mille laboratori distribuiti negli Atenei italiani, di cui oltre il 30% situati nel Mezzogiorno, la ricerca universitaria rappresenti oggi un sistema organizzato e complesso che opera ogni giorno per assicurare al Paese risposte alle domande fondamentali della società, in tutti i suoi settori e comparti.

Destinare la quota del 5 per mille a un Ateneo – afferma in una nota la CRUI – non significa solo dare un aiuto concreto al settore della Ricerca che mai come in questi anni necessita di un segnale collettivo forte in grado di valorizzarla nel contesto europeo e internazionale. Significa soprattutto investire nelle nuove generazioni che rappresentano la linfa vitale della Ricerca e credere nel futuro della scienza, dell’Università e del Paese.

"La scienza vera è fantasia applicata alla soluzione di problemi concreti – ha dichiarato Giorgio Parisi, direttore del Centro di ricerca e sviluppo SMC (Statistical Mechanics and Complexity ) dell’Istituto Nazionale per la Fisica della Materia. Sul contributo che le giovani generazioni possono dare alla Ricerca, Parisi ha poi sottolineato che "con l’età si diventa più esperti, più dotti, ma meno capaci di accorgerci quando il re è nudo. L’università deve investire in nuovi ricercatori. Solo da essi può venire quella ventata di novità che dovrebbe rinnovare le capacità produttive del nostro paese. Dobbiamo costruire un nuovo miracolo economico e questo sarà possibile solo ringiovanendo con persone capaci le nostre strutture universitarie".

I dati relativi alla Ricerca nel nostro Paese non sono confortanti. Il numero di ricercatori nel mercato del lavoro è pari al 2,82 per mille, circa la metà rispetto alla media europea (UE-15: 5,68 per mille) e oltre che pochi, i ricercatori italiani sono mediamente meno giovani dei colleghi stranieri: in Italia più della metà dei dottori di ricerca (52,6%) consegue il titolo tra i 30-34 anni; l’età media dei ricercatori è di 46 anni e un terzo accede alla carriera dopo i 38. A peggiorare questo già desolante quadro, negli ultimi anni inoltre il numero degli addetti alla ricerca nelle Università ha subito una battuta d’arresto dopo alcuni anni di lenta ma costante crescita: -1,5% il personale e -1,9% i ricercatori (fonte ISTAT).

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