RISPARMIO. Assogestioni: crisi del risparmio gestito, l’industria finanziaria si autoassolve
La crisi del risparmio gestito in Italia dimostra che il settore "non è riuscito ad assorbire una inefficiente allocazione delle risorse sul mercato, ma "il fai da te" non risolve certo il problema". E’ quanto ha dichiarato il presidente di Assogestioni, Marcello Messori, che ha incontrato la stampa per una analisi del settore andato incontro a problemi strutturali e congiunturali, con una accelerazione dei deflussi, soprattutto nel primo semestre del 2008.
A giudizio del presidente di Assogestioni, "un profilo temporale inefficiente e i costi di distribuzione hanno un peso cruciale nell’andamento delle performance del settore".
Il presidente di Assogestioni giudica inoltre "metodologicamente viziata" la tradizionale analisi di Mediobanca sul risparmio gestito in Italia, che nel quadro annuale presentato sul comparto dei fondi ha puntato il dito sui gestori italiani, incapaci di battere i benchmark.
"Mediobanca non ha nascosto alcune ragionevoli insoddisfazioni nella gestione dei fondi", ha commentato Messori, sottolineando che "i costi di distribuzione sono piuttosto rilevanti e se fossero tolti ci accorgeremmo che i rendimenti sono prossimi al benchmark, se non meglio".
Ma a detta di Messori, questo non è l’unico elemento che pesa sulla performance del risparmio gestito: dallo studio presentato da Assogestioni si constata un’inefficiente allocazione temporale dei portafogli.
Messori si è soffermato sulla crisi del risparmio gestito in Italia – che da gennaio a giugno di quest’anno ha registrato deflussi per circa 70 miliardi di euro dopo il rosso di 49 miliardi dell’intero 2007 – e ha messo in evidenza come i costi di produzione e distribuzione in Italia siano secondi solo alla Spagna e ben superiori a Francia, Germania e Gran Bretagna.
"C’è un profilo temporale che emerge come inefficiente e questo non può essere attribuito al consumatore – ha spiegato Messori – penalizzato da asimmetria informativa, da una mancanza di formazione sulle attività finanziarie e in più bombardato da scandali finanziari nazionali ed internazionali. Dire però che il gestore non dà valore aggiunto dà per scontato che sia lui a decidere i comportamenti dei consumatori. In realtà qui interviene il canale distributivo ed è qui che si crea l’interazione perversa con il risparmiatore spaventato".
Ma vista la crisi che attanaglia il risparmio gestito in Italia – mentre l’industria italiana del risparmio gestito sembra ostinatamente non volere prendere atto della sua debolezza intrinseca, fatta di rendimenti inadeguati, costi eccessivi e prodotti poco innovativi – quale atteggiamento dovrebbero adottare i risparmiatori per non spaventarsi di fronte al tracollo dei mercati? "Per chi sceglie l’investimento azionario, è dimostrato che l’atteggiamento eccessivamente prudenziale non paga. Nel medio-lungo periodo, le statistiche dimostrano che chi rischia di più alla fine guadagna", ha dichiarato a Help Consumatori Jean Luc Gatti di Assogestioni.
Peccato che tra uno scivolone della Borsa e un rialzo dei tassi della Banca centrale europea il gruzzolo delle famiglie italiane diventa più leggero di settimana in settimana, mentre con i risparmi che valgono meno, aumentano la percezione di insicurezza e il famigerato "effetto povertà".
