Bisfenolo A negli alimenti, nuova valutazione Efsa: è un rischio per la salute (Foto di Angela da Pixabay)

Il bisfenolo A negli alimenti è un rischio per la salute. È la conclusione cui è giunta l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, in una nuova valutazione secondo la quale “l’esposizione al bisfenolo A (BPA) tramite gli alimenti costituisce una preoccupazione per la salute dei consumatori di tutte le fasce d’età”.

Gli esperti scientifici hanno riesaminato le evidenze scientifiche e hanno riscontrato possibili effetti nocivi sul sistema immunitario. L’Efsa ha così stabilito una nuova soglia giornaliera tollerabile del BPA circa 20 mila volte più bassa di quella precedente. Il parere scientifico dell’Efsa sul bisfenolo A fornirà ora gli argomenti per i legislatori della Ue sulle misure da attuare a tutela dei consumatori.

Cosa è il bisfenolo A

Il BPA è una sostanza chimica usata in genere in associazione con altre sostanze per produrre plastiche e resine.

Il bisfenolo A viene usato ad esempio nel policarbonato, un tipo di plastica trasparente e rigida che si usa per produrre contenitori riutilizzabili per distributori d’acqua, bevande e conservazione di alimenti. Viene usato anche per produrre resine epossidiche impiegate in pellicole e verniciature interne per lattine e contenitori destinati a cibi e bevande.

Il BPA è considerato un interferente endocrino, vale a dire una sostanza in grado di danneggiare la salute alterando l’equilibrio endocrino, soprattutto nella fase dello sviluppo all’interno dell’utero e nella prima infanzia. IL BPA ha effetti “estrogenici” e può alterare lo sviluppo dei sistemi riproduttivo, nervoso ed immunitario (ISS salute).

Il rischio è legato al fatto che il bisfenolo A può trasmigrare in piccole quantità verso gli alimenti e le bevande che contiene, soprattutto se i materiali non sono perfettamente integri e sono utilizzati ad alte temperature. E per questo gli scienziati Efsa rivedono periodicamente la sicurezza sulla base dei dati disponibili. Che in questo caso erano ampi, come hanno dichiarato gli esperti dell’Autorità.

Il bisfenolo A è soggetto a varie restrizioni: dal 2009 è vietato nei cosmetici e dal 2011 è vietato nella fabbricazione di biberon di policarbonato per lattanti (Il Salvagente).

 

Bisfenolo A, l’EFSA propone di abbassare la dose giornaliera tollerabile
Bisfenolo A, l’EFSA propone di abbassare la dose giornaliera tollerabile

 

BPA, la nuova valutazione Efsa

Ha detto il dr Claude Lambré, presidente del gruppo di esperti sui materiali a contatto con gli alimenti, gli enzimi, gli aromatizzanti e i coadiuvanti tecnologici (gruppo CEF) dell’EFSA: «Fin dalla nostra prima valutazione completa del rischio relativo alla sostanza (2006), i nostri scienziati hanno analizzato periodicamente e in modo molto approfondito la sicurezza del BPA. Per il riesame abbiamo vagliato una grande quantità di pubblicazioni scientifiche, tra cui oltre 800 nuovi studi pubblicati dal gennaio 2013. Questo ci ha permesso di orientarci tra notevoli elementi di incertezza circa la tossicità del BPA».

«Negli studi – prosegue Lambré – abbiamo osservato nella milza un aumento della percentuale dei linfociti del tipo T helper. Questi svolgono un ruolo chiave nei nostri meccanismi cellulari immunitari e un aumento di questo tipo potrebbe portare allo sviluppo di infiammazione allergica polmonare e malattie autoimmuni».

Nella valutazione dei rischi l’Efsa ha preso in considerazione anche altri effetti potenzialmente nocivi per la salute dell’apparato riproduttivo, del sistema metabolico e per lo sviluppo dell’organismo.

Bisfenolo A, soglia inferiore di assunzione

Rispetto alla precedente valutazione del 2015, il gruppo di esperti dell’EFSA ha abbassato in modo significativo la soglia giornaliera tollerabile (DGT) del BPA, ovvero la quantità che può essere ingerita quotidianamente per tutta la vita senza rischi sensibili per la salute. Nel 2015 la soglia era temporanea a causa dell’incertezza (servivano più dati) mentre oggi la nuova soglia giornaliera tollerabile di esposizione risulta 20 mila volte più bassa.

Il riesame, spiega infatti l’Efsa, ha toccato la maggior parte delle carenze e “i restanti elementi di incertezza sono stati presi in considerazione nello stabilire la nuova DGT, che hanno stabilito in 0,2 nanogrammi (2 miliardesimi di grammo), in sostituzione del precedente livello temporaneo di 4 microgrammi (4 milionesimi di grammo), per chilogrammo di peso corporeo al giorno. La nuovo DGT è di circa 20 000 volte più bassa”.

L’esposizione al BPA

Confrontando la nuova DGT con le stime dell’esposizione dei consumatori al BPA tramite l’alimentazione, gli esperti Efsa hanno concluso che sia l’esposizione media che quella elevata al BPA superavano la nuova DGT per tutte le fasce di età, costituendo così motivo di preoccupazione per la salute.

Il tutto all’interno comunque di uno scenario “prudenziale”(“ammettiamo che le restrizioni introdotte dai legislatori dell’UE dopo il 2015 su alcuni usi della sostanza possono aver ridotto l’apporto tramite l’alimentazione. Ciò significa che lo scenario che abbiamo configurato è prudenziale”). Un altro elemento che l’Efsa evidenzia è che diversi fattori possono influenzare il rischio globale per la salute di una persona, compresi altri fattori di stress sull’organismo, la genetica e la nutrizione.


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)