SALUTE. Lombardia pubblica Report per misurare il “guadagno di salute” con la prevenzione
Con un maxi-rapporto pubblicato sul bollettino ufficiale regionale, la Regione Lombardia fa il bilancio sulle attività mediche di prevenzione attivate utilizzando uno strumento inedito: la misurazione del "guadagno di salute" di cui hanno beneficiato i cittadini lombardi. Il Report è stato presentato durante un incontro a Milano con la partecipazione dell’assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani e del direttore generale vicario dell’assessorato, Luigi Macchi.
Dal Rapporto – composto da oltre 160 pagine in cui si analizzano i provvedimenti adottati in tutti i campi di intervento e si misura la loro efficacia, dall’inquinamento ambientale alle malattie infettive – emerge che dal 2007 al 2008 sono calati del 37% in Lombardia i morti sul lavoro (passati da 104 a 65) e del 5% il numero complessivo di infortuni.
"Da un punto di vista metodologico – ha spiegato l’assessore Bresciani – siamo passati da un approccio esclusivamente legato all’osservanza di norme e leggi, a un’impostazione che rafforza l’impegno su attività utili, di dimostrata efficacia, basate su evidenze scientifiche".
Secondo le misurazioni dei tecnici regionali, nel campo della prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro si è ottenuta nel 2008 una riduzione degli infortuni sul lavoro pari al 5% rispetto all’anno precedente: i risultati più significati riguardano in particolare l’industria (-11%) e le costruzioni (-19%).
"Sono stati oltre 50 mila i controlli alle aziende attivati dalle Asl, ma c’è ancora molto da fare sul fronte delle malattie professionali, una voce che stiamo cercando di far emergere – ha sottolineato il direttore Macchi – Un primo segnale è arrivato nel 2008, con un aumento del 3,2% delle segnalazioni".
L’impegno dei Servizi di prevenzione in Lombardia, si è concentrato sulla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, la tutela della salute dai fattori di rischio ambientali, l’igiene dei prodotti alimentari e della sicurezza alimentare, la prevenzione delle malattie oncologiche e cronico-degenerative, la prevenzione delle malattie infettive e la promozione della salute.
Gli screening oncologici nel periodo 2000-2008 hanno concorso a ridurre il tasso di mortalità per tumore della mammella, nella popolazione femminile nella fascia 50-69 anni, dal 68,5 al 53,3 su 100.000 donne residenti e hanno consentito di diagnosticare e trattare 1.348 tumori del colon retto, oltre a 5.881 adenomi a forte rischio di trasformazione neoplastica. Inoltre oltre un terzo delle colonscopie effettuate, a seguito di un test positivo del sangue occulto nelle feci, ha individuato precocemente lesioni neoplastiche.
Il Report segnala infine che la rilevazione dei quantitativi di amianto presenti in Lombardia e l’avvio di controlli sulle attività di bonifica e il monitoraggio ambientale, ha evidenziato in tutta la regione concentrazioni di fibre di amianto disperse nell’aria "notevolmente inferiori ai limiti cautelativi stabiliti dall’Organizzazione mondiale per la Sanità (Oms) per la popolazione generale". Questo dato per la verità è in contraddizione con quanto precisato proprio recentemente dall’Alea, l’associazione italiana esposti all’amianto, secondo cui nella sola Lombardia, si registrano circa 300 casi di mesotelioma ogni anno a causa dell’esposizione alla fibra killer (327 nel 2007) e sono in tragico aumento. E sempre l’Alea ha aggiunto che molti di più risultano i colpiti da tumore del polmone, da asbestosi o da altri tipi di tumore causati dall’esposizione all’amianto (circa mille morti l’anno).
Infine, ha comunque concluso il Report, le attività di vigilanza e controllo nel settore degli alimenti, "hanno esercitato un effetto positivo nell’attività di contrasto contro le tossinfezioni da salmonella e altri agenti microbici trasmessi da alimenti".
di Flora Cappelluti
