SALUTE. MDC e Legambiente premiano l’impegno di Coop contro l’obesità infantile
La campagna contro l’obesità infantile di Coop ha ricevuto il premio "Italia a tavola" nel corso della presentazione del rapporto sulla sicurezza alimentare "Italia a tavola 2009" a cura del Movimento Difesa del Cittadino e di Legambiente. Accanto alle sofisticazioni e contraffazioni alimentari, l’Italia vanta anche di tanti buoni esempi in tema di alimentazione e salute. E l’iniziativa di Coop è uno di questi. Help Consumatori ha intervistato Margherita Caroli, presidente dell’Ecog, European Childhood Obesity Group, membro insieme alla Sio(Società italiana obesità) del Comitato scientifico della campagna.
Dottoressa Caroli lei è presidente dell’ECOG membro del Comitato Scientifico dell’iniziativa di COOP. Di cosa si occupa questo organismo?
L’ECOG è la società scientifica europea che da venti anni si occupa a tutto campo della obesità in età pediatrica. È composta da professionisti provenienti da molti paesi europei, ma anche da altri continenti. Al suo interno sono presenti pediatri, psicologi, epidemiologi, nutrizionisti, esperti di attività fisica ed altre professionalità coinvolte nella cura e nella prevenzione dell’obesità in età pediatrica.
Quale il ruolo della Gdo nella lotta all’obesità infantile?
Il ruolo della grande distribuzione è principalmente quello di offrire prodotti alimentari salutari a prezzi non maggiori di quelli meno salutari, ma anche secondariamente di educare la popolazione a scelte oculate nell’acquisto di prodotti alimentari adeguati alla promozione della salute.
Al centro della campagna Coop c’è la linea di prodotti destinati ai bambini CLUB 4-10, tra cui una merendina che la catena di distribuzione definisce "rivoluzionaria", perché?
Perché sono preparate senza aggiunta di grassi, mentre in genere nei prodotti industriali sono presenti i grassi vegetali che, se non meglio definiti, corrispondono a olio di cocco e olio di palma, ricchi di acidi grassi saturi che favoriscono l’insorgenza di malattie cardiovascolari ed obesità.
Perché sono molto più ricche di altri prodotti simili di fibra che ha un effetto positivo sulla salute a vari livelli; perché sono meno ricche di zuccheri aggiunti che certamente danno un sapore più deciso ma cha predispongono al diabete, alla carie e cosi via. Perché sono preparate pensando ad un guadagno morale, migliorando la salute dei bambini, più che ad un guadagno finanziario.
Novità anche sul fronte delle etichette, che conterranno la tabella nutrizionale per 100 g e per porzione, relativa a: valore energetico, proteine, carboidrati, zuccheri, grassi totali e grassi saturi, fibre e sodio e ove possibile anche le GDA Guidelines Daily Amount (quantità giornaliere indicative). Saranno pronti i genitori a leggere etichette così complete?
Le etichette sono più complete di quanto la legge richieda, ma non per questo sono più complicate…anzi. L’altra innovazione è che le tabelle sono espresse in riferimento al bisogno energetico di un bambino di 7-8 anni, mentre i prodotti di altri marchi riferiscono i valori raccomandati per gli adulti; è chiaro che le tabelle COOP diventano più chiare e più corrispondenti alla vita reale delle famiglie.
Esistono altre campagne simili, lanciate dalla Gdo, in Europa?
Altre industrie alimentari anche in Italia hanno intrapreso iniziative simili, ma c’è una grande differenza fra quella della COOP e le altre. Altre industrie hanno sviluppato linee accessorie più salutari e spesso più costose della linea tradizionale che però viene lasciata inalterata e presente sul mercato. Questo tipo di iniziativa resta una iniziativa commerciale, perché ha lo scopo di occupare un diverso segmento del mercato. La COOP invece ha deciso di migliorare TUTTI i suoi prodotti a marchio e di eliminare quelli che non sono migliorabili. Questo è fondamentalmente diverso: è una iniziativa che mette la persona e soprattutto i bambini al centro delle politiche di mercato e non il guadagno;è un’iniziativa che rispetta le persone e che mette l’industria al servizio del bene delle persone e non le persone al servizio del bene per l’industria.
A cura di Silvia Biasotto
