SOCIETA’. Italia e uso dei finanziamenti Ue, Censis: bene l’informazione, male le PMI
Buona la partecipazione dell’Italia ai programmi europei legati alla società dell’informazione, ai primi posti nei progetti che rientrano nel programma Equal ma agli ultimi per le attività dedicate alle piccole e medie imprese (Pmi): è il quadro sull’uso dei finanziamenti comunitari da parte dell’Italia negli ultimi anni tracciato dal Censis.
Il Censis ha infatti presentato oggi il "Rapporto sull’utilizzo dei finanziamenti tematici comunitari 2002-2006", commissionato dal Dipartimento per le Politiche Comunitarie. I programmi considerati sono stati raccolti intorno a cinque ambiti di intervento: società dell’informazione; energia e ambiente; strumenti di riduzione delle disparità; imprese; cooperazione internazionale e agli aiuti allo sviluppo.
Appare confortante, rileva il Censis in una nota stampa, la performance della partecipazione italiana ai programmi europei dell’area Società dell’informazione: sono complessivamente 1.478 i progetti che prevedono la partecipazione di almeno un partner italiano come capofila o come partner, per un finanziamento totale pari a più di 866 milioni di euro. Dunque sono "italiani" il 9,8% dei progetti finanziati in questa area. L’Italia si è distinta per una significativa partecipazione in tema di energia e ambiente: nel il 6° Programma Quadro 2002-2006 "Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi" (budget totale di 2,4 miliardi di euro) l’Italia è riuscita a catalizzare complessivamente 212 milioni di euro, l’8,7% delle richieste finanziarie in negoziazione, collocandosi al quinto posto in Europa, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Olanda. Ma per progetti e soggetti partecipanti l’Italia ha un tasso di successo intorno al 26%, nettamente più basso di quello dei principali Stati europei, che in alcuni casi sfiora il 35%.
L’Italia ha la partecipazione più elevata nell’ambito dei programmi a carattere sociale e nel Programma Equal: con 696 progetti, pari a quasi il 21% del totale, si colloca al primo posto in Europa per numero di progetti finanziati, seguito dalla Francia, dalla Spagna e dalla Germania. Altra posizione caratteristica: l’Italia è uno dei primi contribuenti europei ma non uno dei primi beneficiari dei fondi in tema di cooperazione.
Punto debole sono invece le "Attività specifiche per le PMI" con cui l’Unione ha finanziato, per un valore di 430 milioni di euro su un budget complessivo di 17,5 miliardi di euro, progetti di ricerca per il miglioramento dei prodotti e dei processi produttivi e per stimolare le imprese ad attivare percorsi di innovazione attraverso partnership. Il tasso di successo italiano risulta piuttosto ridotto in quanto solo il 13,1% delle domande di finanziamento è stato accolto dall’Unione Europea. L’Italia è agli ultimi posti in classifica e a distanza anche da nuovi paesi entranti come Malta, Lettonia, Estonia e Lituania.
