SOCIETA’. L’Italia fra vent’anni. Il Censis racconta “come staremo al mondo”

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"Come staremo al mondo" fra vent’anni? Quale sarà la situazione dell’Italia? Sarà ancora un grande paese ma si amplierà il divario fra Nord e Sud: "Il trend di impoverimento del capitale umano al Sud comporterà un allargamento del divario rispetto al Nord sia come mercato di consumatori, sia come bacino di lavoratori, intaccando così i principali fattori di generazione della ricchezza". Ci saranno più di un milione di giovani in meno. Tenderanno ad accentuarsi le differenze con i paesi europei. Per affrontare tutto questo, serve una visione di medio periodo che individui come fattori fondamentali "l’evoluzione del capitale umano" e "la progressiva liberazione dal debito pubblico". È quanto è emerso dalla tavola rotonda dal tema "Come staremo al mondo?" organizzata dal Censis nell’ambito dell’iniziativa "Un mese di sociale".

Gli scenari demografici modificheranno il modo in cui l’Italia lavora e produce: per conservare l’attuale stile di vita bisognerà aumentare il tasso di occupazione e serviranno 480 mila posti di lavoro all’anno per i prossimi dieci anni. Rileva il Censis: "Se ipotizziamo di mantenere costante l’attuale numero di persone che lavorano (poco più di 23 milioni, con un tasso di occupazione riferito alla popolazione di 15-64 anni del 57,5%), in base alle tendenze demografiche, che prevedono una riduzione della popolazione in età attiva di 263 mila persone nel 2020, e di 1 milione 727 mila nel 2030, il tasso di occupazione dovrà necessariamente salire al 57,9% nel 2020 e al 60,1% nel 2030. Invece, il raggiungimento dell’obiettivo della strategia di Lisbona (una quota di occupati del 70% tra la popolazione di 15-64 anni) implicherebbe un aumento del numero di occupati di 4 milioni 828 mila nel 2020 (per arrivare a 27 milioni 853 mila occupati in totale), ovvero comporterebbe la creazione di 480 mila nuovi posti di lavoro all’anno per i prossimi dieci anni".

Altro tema centrale è la crescita del debito pubblico e la necessità di riportarlo sotto il 100% del Pil. Per il Censis, serviranno 12 miliardi di euro l’anno per dieci anni per ridurre a tale soglia il debito pubblico: "Un esercizio di visione di futuro per l’Italia ci impone di considerare ineludibile l’obiettivo della riduzione del debito pubblico nei prossimi anni. Se si ipotizza una crescita annua del Pil dell’1% costante per i prossimi dieci anni e si fissa un obiettivo di riduzione del rapporto debito pubblico/Pil sotto la soglia psicologica del 100%, cioè al 99%, occorre perseguire una diminuzione del debito dello 0,7% l’anno, corrispondente a un accantonamento di risorse per circa 12 miliardi di euro l’anno (tendenzialmente decrescenti in virtù della riduzione progressiva dello stock di debito pubblico e degli interessi), recuperabili almeno in parte attraverso la lotta all’evasione fiscale".

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