SOCIETA’. Rapporto sui diritti globali: c’è un peggioramento
Il Rapporto sui diritti globali mette in evidenza lo stato di crisi dei diritti economici e sociali, umani e di cittadinanza: con la crisi economica internazionale restano aperti e si drammatizzano il nodo dei salari e la questione dei diritti economici e sociali, non solo nei paesi poveri ma anche nel cuore delle città italiane. Sono i temi affrontati dal Rapporto sui diritti globali presentato a Roma, un progetto di CGIL, ARCI, ActionAid, Antigone, CNCA, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente.
Fra i fenomeni globali emerge la gravità della tratta degli esseri umani, che coinvolge secondo l’Onu 2,7 milioni di persone nel mondo, con un volume di affari per le organizzazioni criminali stimato in circa 32 miliardi di dollari e vittime che sono nell’80% dei casi donne e bambini, una "moderna schiavitù" spesso ancora negata e non perseguita a sufficienza.
Fra i diversi settori in cui si articola il rapporto non manca l’analisi della situazione degli italiani "soli, vulnerabili e a rischio", che si accompagna all’integrazione ma anche ai rischi sociali corsi dagli immigrati, al "miraggio della casa", alla povertà, all’emergenza dei bambini poveri e a quella che viene considerata la "beffa della social card".
Gli italiani, evidenzia il rapporto, sono "sempre più soli" di fronte alla crisi, "senza rete, e con un welfare che si ritrae". Si legge nello studio: "Corrono rischi contro cui non hanno protezione: l’11,8% (poco meno di tre milioni) possiede azioni o quote di fondi comuni ad alto rischio sul mercato finanziario, l’8,2% (circa 2 milioni) ha un mutuo per la casa cui far fronte, con (stimate) 56.000 famiglie che saltano i pagamenti e 193.000 che fanno fatica a pagare le rate, il 12,8% (poco più di 3 milioni) che ricorre al credito al consumo. Famiglie che, per reggere la crisi, tirano la cinghia per accantonare qualcosa (il 33,9%), tagliano i consumi (il 34%), persone che sono del tutto incerte sul che fare (il 9,6%), oppure si vedono costrette a lavorare di più (il 7,4%); il 3,8% dovrà metter mano ai risparmi per vivere. Lo 0,5%, inoltre, dichiara che di certo dovrà indebitarsi".
