SOCIETA’. Sviluppo e legalità: duecento barbatelle di vite per tornare al lavoro
Duecento barbatelle di vite per tornare al lavoro, per proseguire in un’esperienza carica di valore e impegno. Duecento barbatelle di vite sono state donate ai giovani della cooperativa siciliana "Lavoro e non solo", impegnati nella coltivazione dei terreni confiscati alla mafia. La donazione rappresenta un atto di solidarietà da parte di istituzioni e associazioni della Toscana che insieme alla Camera del lavoro fiorentina, Banca etica, Libera, la Fondazione Caponnetto e Unicoop Firenze hanno sottoscritto lo scorso anno un "Patto per la legalità".
L’iniziativa è la risposta agli atti intimidatori di stampo mafioso subiti dalla cooperativa siciliana nelle scorse settimane. Nell’occasione sono state distrutte oltre 60 piantine di vite donate dai firmatari del patto ed è stato ucciso il cane posto a guardia del terreno confiscato nelle vicinanze di Canicattì.
"Lavoro e non solo" è una cooperativa sociale che, in base alla legge 109/96 che regolamenta l’uso a fini sociali dei beni sottratti alla criminalità organizzata, dal 2000 gestisce terreni confiscati alla mafia ricadenti nei territori di Corleone, Monreale (assegnati dal Consorzio Sviluppo e Legalità) e Canicattì (assegnati dal Comune). Nella cooperativa lavorano 13 soci (dei quali 5 sono lavoratori ‘svantaggiati’). Le barbatelle permetteranno di realizzare il vino "Placido", un bianco dedicato a Placido Rizzotto, sindacalista corleonese che diede la vita per la liberazione delle terre dall’oppressione mafiosa. Ai giovani della cooperativa siciliana sono stati regalati anche due cani da guardia, Libero e Giusto, messi a disposizione dal canile comunale di Firenze. Nei prossimi mesi sarà inoltre siglato il protocollo 2006 per la realizzazione in Sicilia, a Corleone e Canicattì, di alcuni campi di lavoro estivi che l’anno scorso ha visto la partecipazione di oltre 80 giovani volontari provenienti dalla Toscana.
La legge 109/96 prevede l’utilizzo a scopi sociali di case, terreni, fondi, confiscati a Cosa nostra, e li destina alla conservazione come patrimonio dello Stato per scopi istituzionali (ordine pubblico, giustizia, protezione civile, e così via), oppure li trasferisce ai Comuni che decidono se utilizzarli autonomamente o darli in gestione a comunità terapeutiche, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali. Grazie all’applicazione della legge 109/96 si sta diffondendo sempre più un metodo di lavoro innovativo: un sistema di relazioni tra società civile organizzata, istituzioni, imprese che, si è dimostrato efficace ed ha dato i suoi frutti. Oggi sono in produzione oltre 450 ettari di terreni confiscati alle mafie.
La legge ha prodotto sia un successo morale che sostanziale. Da una parte infatti ha colpito la mafia nei suoi maggiori interessi, quelli economici, e favorito la costruzione di un tessuto sociale attivo, un deterrente naturale contro il potere mafioso, dall’altra in soli 6 anni, la 109 ha permesso l’utilizzo a fini sociali di oltre 1000 beni immobili, per un valore superiore a 150 milioni di euro. La 109/96 ha così dato l’opportunità a molti giovani disoccupati di riunirsi in cooperative ed associazioni, di crearsi un reddito e di farlo nella legalità.
Proprio in quest’ambito è nato, nel 2000, il Consorzio "Sviluppo e Legalità", per iniziativa di Italia Lavoro in collaborazione l’associazione Libera, che ha dato vita all’intesa tra otto comuni dell’Alto Belice Corleonese (Corleone, Monreale, Piana degli Albanesi, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Altofonte, Roccamena e Camporeale). Il Consorzio ha dato vita a molteplici cooperative sociali, che su ben 175 ettari di ottimo terreno coltivabile, confiscato alla mafia, producono e commercializzano vino, olio, pasta e frutta ed allo stesso tempo ha dato una occupazione a molti giovani disoccupati.
Per rendere ancora più solida questa iniziativa, dopo quattro anni, i protagonisti del Consorzio "Sviluppo e Legalità" hanno sottoscritto, il 7 gennaio 2004, una Carta degli Impegni, che ha portato alla creazione di un Osservatorio permanente e di un Tavolo tecnico – istituzionale. L’Osservatorio monitorerà tutte le attività previste nel Progetto "Sviluppo e Legalità" e sosterrà le cooperative al momento della costituzione e nell’esercizio d’impresa.
Il Tavolo tecnico- istituzionale coordina le iniziative per quanto riguarda l’utilizzo dei beni confiscati, fungendo da organo garante di legalità e trasparenza.
Era stata la Prefettura di Palermo, tra il 2001 e il 2002, a promuovere il primo progetto basato sulla 109/96, denominato "Sviluppo e legalità – Libera Terra", per rendere produttivi i terreni agricoli circa 175 ettari di terreni agricoli confiscati in alcuni comuni in provincia di Palermo (Corleone, San Giuseppe Jato, Monreale, Piana degli Albanesi e San Cipirello). Dal progetto sono nate cooperative sociali che producono, nel settore agrobiologico, vino, olio, pasta. Il grande numero di beni confiscati e ancora rimasti inutilizzati, e l’ottimo risultato di quel primo progetto hanno spinto Italia Lavoro a promuovere altre iniziative simili. Iniziative che permetteranno alle comunità locali di rientrare in possesso di un prezioso patrimonio collettivo, e soprattutto di utilizzarlo per far rientrare nel mercato del lavoro i soggetti più deboli delle comunità stesse.
La prima fase del progetto "Libera", quella dedicata al monitoraggio dei beni disponibili e già completata, ha evidenziato che Trapani è tra le province siciliane che ne possiede il maggior numero. In particolare, c’è grande disponibilità di immobili, soprattutto nei Comuni di Alcamo, Campobello di Mazara, Marsala, Mazara del Vallo, Trapani. Anche altri Comuni saranno presi in considerazione successivamente (Calatafimi, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Paceco e Salemi): alcuni di questi hanno spiccata vocazione agricola e possiedono terreni – vigneti, uliveti – che, sfruttati adeguatamente, daranno prodotti di elevatissima qualità.
