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Disinformazione e coronavirus, come si sono comportate le piattaforme?

Combattere la disinformazione online è una delle priorità dell’Europa, tanto più durante la pandemia da coronavirus. Nel momento in cui è stato denunciato il proliferare di informazioni false o fuorvianti, insieme al tentativo di trarre lucro dall’emergenza, anche le piattaforme online sono state chiamate a intervenire per limitare la disinformazione.

Facebook e Instagram hanno indirizzato gli utenti a contenuti prodotti dalle autorità, come l’Organizzazione mondiale della Sanità. Twitter ha passato in rassegna oltre 3 milioni di profili sospetti. Ma se l’azione delle piattaforme online nei confronti della disinformazione sul coronavirus si è vista, molte lacune rimangono invece quando si tratta di valutare l’attuazione e l’efficacia del codice di buone pratiche sulla disinformazione che le piattaforme hanno sottoscritto con la Commissione europea.

Il codice di buone pratiche sulla disinformazione

Le piattaforme online che hanno sottoscritto il codice sono Google, Facebook, Twitter, Microsoft, Mozilla e, a partire da giugno 2020, TikTok.

Con questo strumento, le piattaforme si impegnano a ridurre le possibilità di pubblicità a chi diffonde disinformazione, migliorare la trasparenza delle pubblicità politiche, creare funzioni tecnologiche che diano rilievo a strumenti affidabili, collaborare con i fact checkers.

Funziona? Una valutazione appena pubblicata dalla Commissione europea dice che il Codice si è rivelato uno strumento valido, senza precedenti nel mondo, per una maggiore trasparenza delle politiche anti-disinformazione messe in atto dai big online ma allo stesso tempo riscontra diverse carenze, legate soprattutto al fatto che si tratta di autoregolamentazione.

 

 

fake news su pc
Disinformazione e fake news

 

Disinformazione online: ci sono carenze

Sostiene Věra Jourová, vicepresidente per i Valori e la trasparenza: «Il codice di buone pratiche ha dimostrato che le piattaforme online e il settore pubblicitario possono fare molto per contrastare la disinformazione, quando sottoposti al controllo pubblico. Ma è necessario un aumento della responsabilizzazione e della responsabilità delle piattaforme, che devono diventare più trasparenti. È giunto il momento di andare oltre le misure di autoregolamentazione. L’Europa è nella posizione migliore per assumere un ruolo guida e proporre strumenti per una democrazia più resiliente ed equa in un mondo sempre più digitalizzato».

La Commissione, assistita dal gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi (ERGA), collabora con le piattaforme online e le associazioni pubblicitarie per monitorare l’effettiva attuazione degli impegni previsti dal codice.

Nel primo anno di attuazione ci sono risultati positivi: è aumentata la responsabilità delle piattaforme. Ci sono però diverse carenze. La qualità delle informazioni comunicate dai big online è insufficiente. Mancano indicatori chiave per valutare se le politiche di contrasto alla disinformazione sono efficaci. Servono impegni più precisi. Manca un accesso ai dati che permetta di valutare in modo indipendente le minacce della disinformazione online e manca una collaborazione strutturata fra le piattaforme e la comunità dei ricercatori.

Disinformazione e coronavirus, l’azione delle piattaforme

Indicazioni migliori arrivano dalla relazione sulle misure adottate contro la disinformazione sul coronavirus, tema particolarmente sentito in un contesto nel quale sono proliferate informazioni false o solo fuorvianti e imprecise, che hanno dato vita a una infodemia di informazioni – moltissime, sovrabbondanti, confuse, spesso non accurate, tanto da rendere difficile orientarsi.

«Le piattaforme hanno dimostrato di essere in grado di migliorarsi rispetto ai risultati ottenuti in precedenza nell’ambito del codice – dice la Commissione europea in una nota – Le misure adottate hanno portato a risultati concreti e misurabili, costituiti dall’aumento dell’importanza attribuita a fonti di informazione autorevoli e dalla disponibilità di nuovi strumenti che consentono agli utenti di valutare criticamente i contenuti online e di segnalare eventuali abusi».

Nella prima relazione sulle misure adottate dalle piattaforme contro la disinformazione sul coronavirus, aggiornata al 31 luglio, la Commissione segnala le iniziative dei big online. Questi hanno scelto di promuovere e dare visibilità a contenuti autorevoli all’interno dell’Europa. Ad esempio, Google Search ha messo in risalto articoli pubblicati da organizzazioni dell’UE impegnate nella verifica dei fatti, che hanno generato oltre 155 milioni di visualizzazioni (impressions) nella prima metà del 2020.

Per migliorare la consapevolezza degli utenti, Facebook e Instagram hanno indirizzato oltre 2 miliardi di persone a contenuti prodotti da autorità sanitarie, tra cui l’OMS.

Per individuare fonti di eventuali manipolazioni, Twitter ha esaminato oltre 3,4 milioni di profili sospetti che prendevano parte a discussioni sul coronavirus. Tutte le piattaforme hanno poi agevolato la pubblicazione di annunci legati al coronavirus da parte delle autorità sanitarie pubbliche e delle organizzazioni sanitarie e limitato la pubblicità legata alla disinformazione cercando di contrastare i tentativi degli inserzionisti di trarne vantaggio.

Scrive per noi

Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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