TLC. Aumento tariffe unbundling, Consumatori: si ripercuoterà sui prezzi ai clienti

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L’aumento delle tariffe unbundling previsto dallo schema di provvedimento adottato ieri dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (l’importo che i concorrenti devono pagare a Telecom per collegare i propri clienti alla rete telefonica) rischia di ripercuotersi sui consumatori e dunque sui prezzi ai clienti finali. È quanto segnala oggi la Casa del Consumatore nel suo blog, sottolineando che "si tratta di aumenti di circa il 14% che le compagnie telefoniche sicuramente ribalteranno sui consumatori, e che nel 2009 hanno comportato un aumento del canone di abbonamento Telecom (da 14,60 a 16,10 euro al mese). Il costo dell’unbundling oggi è di 8,49 euro al mese (sino a 2 anni fa era 7,50 euro circa), per effetto dell’aumento arriverà ad essere 9,48 euro/mese".

Sul tema interviene anche il Movimento Difesa del Cittadino, per il quale l’approvazione dello schema di provvedimento è "ancora un regalo dell’Agcom al monopolista Telecom Italia". A sua volta, l’Adoc si dichiara contraria all’aumento, "che danneggerà i consumatori e lo sviluppo della rete e del mercato italiano", e chiede l’intervento dell’Antitrust.

"Ora la palla passa alla Commissione Europea, – si legge sul blog de La Casa del Consumatore – che deve pronunciarsi sull’aumento. Noi ci auguriamo che il parere sia negativo, perché l’aumento dei canoni all’ingrosso è destinato a ricadere sui prezzi ai clienti finali, proprio in un periodo di difficoltà economiche per le famiglie e le piccole imprese; la concorrenza e il consumatore in ogni caso ne soffrono, a causa della remunerazione di una rete ormai inefficiente e scarsamente manutenuta, con guasti frequenti e riparazioni lente; l’aumento della rendita della vecchia rete in rame disincentiva Telecom a investire nella nuova rete in fibra".

"Gli aumenti previsti per il 2010-2011 si tradurranno in un incremento delle tariffe dei vari operatori – dichiara Francesco Luongo, responsabile Nuove tecnologie e Servizi a rete di MDC – senza che ad essi corrispondano effettive ristrutturazioni e potenziamenti di una rete in rame ormai antiquata. Telecom non può conservare questo privilegio fortemente lesivo della concorrenza nel settore delle tlc e pertanto non possiamo che chiedere nuovamente a gran voce la separazione della rete e la creazione di una public company".

Commenta il presidente Adoc Carlo Pileri: "Siamo fortemente contrari alla decisione dell’Agcom di aumentare il canone di affitto della rete Telecom agli operatori alternativi, che arriverà a costare il 3,8% in più della media europea. La decisione dell’Agcom è un passo indietro nello sviluppo dell’infrastruttura di rete, è un ritorno al medioevo tecnologico. Il miglioramento e l’adeguamento delle infrastrutture promosso da Telecom in occasione dell’aumento del proprio canone telefonico non si è mai verificato. Adesso si pretende che altri operatori paghino ancora di più per l’affitto di una rete sempre più obsoleta e insostenibile. Agendo in questo modo il sistema concorrenziale è destinato a crollare, il mercato smette di essere libero e a farne le spese sarà sempre il consumatore finale, che continuerà a subire aumenti sulle bollette senza alcun ritorno in servizi. Per questo chiediamo che intervenga anche l’Antitrust e valuti la possibile violazione della concorrenza, dato che si ipotizza un vantaggio per il gestore che possiede le reti".

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