WELFARE. Acli presentano proposte su Libro Verde di Sacconi: “E’ ingiallito in fretta”

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Un nuovo patto sociale per il futuro del welfare. Il rifiuto dell’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro. Il riconoscimento del ruolo centrale delle famiglie comprese quelle immigrate. Sono alcune delle proposte presentate dalle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) che hanno inviato oggi le loro osservazioni sul Libro Verde sul Welfare presentato nei mesi scorsi dal ministro Sacconi. Domani infatti scade il termine per le parti sociali per presentare suggerimenti. E le Acli commentano: il Libro Verde doveva essere sul futuro ma è ingiallito in fretta perché superato dagli eventi.

"Le vicende internazionali delle ultime settimane – spiega il presidente nazionale Andrea Olivero – ne hanno messo in discussione molti dei presupposti. La tendenza alla privatizzazione, la fiducia nella finanziarizzazione del welfare, alla luce del terremoto mondiale dei mercati e delle sue ripercussioni, appaiono oggi anacronistici, vanno ripensati profondamente". Le Acli portano l’esempio della previdenza complementare: i fondi aperti hanno perso nell’ultimo anno dal 3 al 12%; quelli negoziali lo 0,5%; il Tfr invece viaggia su una media di rivalutazione superiore al 3%.

Le Acli chiedono un "nuovo patto sociale" per ridisegnare il futuro del welfare, che leghi insieme "le responsabilità di ogni persona, della società civile organizzata e delle Istituzioni variamente articolate", espressione di una "democrazia autenticamente partecipativa". Esprimono dissenso verso l’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro. "Semmai è opportuno – scrivono le Acli – riadeguare leggi e strumenti esistenti per garantire una continuità di cittadinanza del lavoro e una stabilità nella discontinuità dei tragitti lavorativi, anche per evitare che la flessibilità lavorativa si trasformi in precarietà professionale e di vita".

Le Acli propongono così di adottare "il conto individuale di sicurezza sociale" sul modello francese, come forma di aiuto economico per integrare il reddito dei lavoratori che non riescono a raggiungere soglie minime di retribuzione annua. E di riformulare la proposta di reddito minimo di cittadinanza, come reddito minimo garantito condizionato, legato cioè a precisi requisiti (di reddito, di situazione di bisogno) e connesso alla definizione di piani individuali di inserimento lavorativo. Sul piano della sicurezza del lavoro, infine, l’invito a predisporre un piano di tutela sociale a sostegno delle famiglie delle vittime di morti bianche e per i lavoratori che rimangono invalidi.

Viene inoltre sottolineato il protagonismo delle famiglie, che deve comprendere anche le famiglie immigrate. Le Acli chiedono una riforma del welfare misurata sul "parametro familiare" con l’investimento sul lavoro femminile, l’aumento dei servizi materno-infantili, l’agevolazione nell’acquisto della casa, il pagamento dei mutui e l’affitto per le giovani coppie, il sostegno per la cura dei malati e degli anziani, l’adozione di un nuovo regime fiscale "a misura di famiglia", con deduzioni e quoziente familiare. E anche le famigliare immigrate sono "un investimento da promuovere", in quanto "costruttrici di una immigrazione più integrata e quindi più ‘sicura’".

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