Istat: vendite al dettaglio -1,1%

A maggio le vendite aumentano dello 0,1% su aprile e calano dell’1,1% in un anno. Nella media del trimestre marzo-maggio 2013 l’indice registra una diminuzione dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con aprile 2013, aumentano le vendite di prodotti alimentari (+0,6%) e diminuiscono quelle di prodotti non alimentari (-0,2%). Rispetto a maggio 2012, invece, l’indice grezzo del totale delle vendite segna una flessione dell’1,1%, sintesi di un leggero aumento delle vendite di prodotti alimentari (+0,1%) e di un calo di quelle di prodotti non alimentari (-1,8%). E’ quanto rileva oggi l’Istat nel rapporto sul commercio al dettaglio di maggio.

Nell’ambito delle vendite di prodotti non alimentari, a maggio di quest’anno si registrano flessioni per tutti i gruppi di prodotti, con la sola eccezione delle Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia, che hanno registrato un aumento dell’1,8% e dei Prodotti di profumeria e cura della persona, le cui vendite sono rimaste invariate rispetto a maggio 2012. Le flessioni di maggiore entità riguardano i gruppi Elettrodomestici, radio, tv e registratori (-4,7%) e Foto-ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (-3,7%); quelle più contenute riguardano i gruppi Utensileria per la casa e ferramenta (-0,6%) e Abbigliamento e pellicceria (-1,2%).

Il vero problema è il potere di acquisto delle famiglie ed il rilancio della domanda di mercato”, dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef, di fronte ai dati sul commercio. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel biennio 2012-2013 si prospetta una contrazione dei consumi delle famiglie di 2.161 euro (complessivamente oltre 50 miliardi di euro in meno sul mercato).

“Per questo è necessario riportare in primo piano il vero concetto chiave utile a superare la crisi occupazionale: le aziende effettueranno nuove assunzioni solo ed esclusivamente se torneranno a vendere beni e servizi – spiegano le due associazioni – In caso contrario, in assenza di una solida domanda di mercato, vi sono solo chiusure, fallimenti, delocalizzazioni, con il conseguente aumento di licenziamenti e cassa integrazione che, a loro volta, deprimono ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie. Il risultato di questo processo è il continuo ravvivamento della spirale negativa di recessione in cui, da anni, è piombata la nostra economia. Per spezzare con decisione tale andamento è necessario, quindi, un rilancio del potere di acquisto delle famiglie attraverso un processo di detassazione (IMU, IVA, Tares), e l’avvio di politiche keynesiane di investimenti mirati specialmente ai settori innovativi (come la rete di banda larga), per incrementare la produttività di sistema”.

Per il Codacons “l’aumento delle vendite di prodotti alimentari è solo una illusione ottica, dato che il dato incorpora sia la dinamica delle quantità che dei prezzi. Considerato, quindi, che l’inflazione per i prodotti alimentari a maggio era dello 0,7% rispetto ad aprile e del 3,1% su base annua si deduce che gli italiani continuano nella loro dieta forzata, mangiando sempre meno in termini quantitativi. Non è, insomma, una dieta in previsione dell’estate, dato che ormai il calo delle vendite nel settore alimentare persiste ininterrottamente dal 2007”.

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