Scandalo carne equina, parla Maria Caramelli, Dir IZS Piemonte

Continuano le notizie riguardanti sequestri di carne in Italia anche se su base cautelativa. Intanto il ministro per la Salute Renato Balduzzi annuncia una Anagrafe equina e ribadisce: “non vi sono pericoli per la salute dei cittadini. Tutti i controlli sono stati attivati”. Per capire meglio come vengono svolti queste azioni e se è vero che si tratti solo di una frode commerciale, HC ha intervisto Maria Caramelli, Direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Val d’Aosta e Liguria.

Dottoressa Caramelli, l’IZS del Piemonte è responsabile di parte delle analisi a seguito del piano straordinario di controlli sullo scandalo della carne equina. Quale la procedura dei controlli?

I controlli prevedono due azioni distinte. La prima azione prevede l’analisi di 200 campioni  di prodotti e ricerca la presenza di DNA equino su preparati che non dichiarano la presenza di carne equina in etichetta. In particolar modo si tratta di campioni di carne macinata, hamburger, carne in scatola, tortellini, ravioli, cannelloni e lasagne. La seconda fare riguarda la ricerca di fenilbutazone, un antinfiammatorio il cui uso è vietato in medicina umana e su equini allevati per la produzione di carne. La ricerca viene condotta in questo caso su in carni equine e prevede l’analisi di 360 campioni. L’Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta è stato il primo a ricevere ed analizzare i primi campioni provenienti dai carabinieri del N.A.S. e rappresenta uno dei due centri identificato ufficialmente dal Ministero della Salute per l’esecuzione delle analisi di ricerca del DNA. Con gli strumenti in nostro possesso siamo in grado di identificare la contemporanea presenza di molteplici specie animali in una matrice alimentare in un tempo di circa 24 ore.

In Gran Bretagna alcune carcasse sono risultate positive al fenilbutazone, farmaco antinfiammatorio non impiegato tra gli uomini ma nei cavalli da corsa. Non si tratta, quindi, solo di un frode commerciale. Quale l’impatto sulla salute umana?

L’assunzione di carni di animali trattati con un farmaco, per altro vietato in medicina umana, può rappresentare un fattore di alto rischio per il consumatore. Infatti potrebbero essere assunti residui di sostanze ad azione farmacologicamente attiva che, oltre agli effetti terapeutici classici per cui vengono somministrati agli animali, possono provocare effetti collaterali anche gravi per l’uomo. Bisogna considerare che non tutti i soggetti possono presentare pari reazioni all’assunzione di un farmaco e che tra gli effetti collaterali del fenilbutazone e di altri farmaci antinfiammatori sono stati evidenziati danni a livello midollare, neurologico, cardiovascolare, gastrointestinale, genitourinario e frequentemente possono comparire reazioni allergiche.

A tale proposito la FSA (Food Standards Agency) rassicura affermando che le quantità rilevate sono 1.000 volte inferiori alla dose umana che nel lontano passato veniva somministrata agli uomini. Cosa ne pensa?

Sicuramente il parere fornito dagli esperti dell’FSA rappresenta un dato certo ed inequivocabile in grado di ridimensionare il pericolo reale a cui sarebbe stato esposto il consumatore ma restano comunque molto gravi il fatto di aver ingannato il consumatore introducendo un ingrediente non dichiarato in etichetta e ancor più la possibilità che tali carni non dichiarate possano avere veicolato una quota, anche minima, di farmaco ai soggetti che hanno consumato gli alimenti incriminati. In questo caso, anche alla luce di quanto espresso dall’FSA, il pericolo non sembra poi così grave ma se si fosse trattato di altri farmaci ad azione ormonale o antibiotica il problema avrebbe potuto avere caratteri di maggiore gravità.

La carne equina non ha (e non avrà secondo la nuova normativa europea Reg. 1169/2011) l’indicazione obbligatoria dell’origine. Crede che se la provenienza della carne incriminata fosse stata tracciabile per i cittadini questo scandalo sarebbe stato più facilmente gestibile e i danni evitabili?

Probabilmente se il circuito della carne equina avesse un sistema di registrazioni e tracciabilità molto più rigido come avviene per altre carni, una su tutte quella bovina, il problema avrebbe potuto avere caratteri decisamente ridotti.

Infine, come avvengono le procedure di autocontrollo nelle aziende? I colossi dell’industria alimentare avrebbero potuto controllare meglio i propri fornitori?

Le procedure di autocontrollo nelle aziende alimentari, grazie anche all’applicazione corretta del sistema HACCP e delle norme di qualità, generalmente garantiscono una elevata tutela del consumatore ma in alcuni casi questo potrebbe non bastare. Alcuni sistemi efficaci e in uso per molte produzioni di qualità come avviene per alcuni prodotti di eccellenza tipici del panorama gastronomico italiano prevedono una accurata selezione dei fornitori e un loro costante controllo mediante Audit periodici organizzati dalle aziende stesse e la verifica del rispetto di specifici punti identificati nei capitolati dei contratti di fornitura.

A cura di Silvia Biasotto 

Comments are closed.