Verso le elezioni, AIAB propone decalogo per difesa agricoltura

Quali orizzonti offre la politica all’agricoltura? “I temi dell’occupazione, del reddito, della volatilità dei prezzi, dell’ambiente, della gestione del territorio, della crisi climatica, della solidarietà internazionale, dell’etica politica, rappresentano le priorità che l’Italia, come e più di altri Paesi, deve affrontare. La prossima Legislatura dovrà aggredire tali sfide con decisione e garantendo una prospettiva di sostenibilità ecologica e coesione sociale”. È quanto scrive l’AIAB – Associazione italiana per l’agricoltura biologica, che in vista delle prossime elezioni – come già fatto da Banca Etica e da Slow Food – presenta a coalizioni, liste e candidati un “Decalogo per la XVII Legislatura” con una serie di impegni in materia di agricoltura, promozione del biologico, tutela dagli ogm, stop al consumo di suolo, sostegno all’agricoltura sociale.

“Portatore di un preciso modello per il sistema agroalimentare, AIAB ha deciso di offrire un Decalogo di proposte a coalizioni, liste e singoli candidati fondate sull’adozione e sostegno del biologico e sulla cornice della sovranità alimentare – informa la sigla – Chiede, a sua volta, che questi punti siano adottati con impegni vincolanti, sottoscrivendoli, in toto o in una loro parte, formalmente e prestandosi a una verifica nel corso della prossima Legislatura”.

Fra le proposte, c’è ad esempio quella di portare il biologico al 20% di superficie al 2018: “L’agricoltura biologica si estende su circa un milione di ettari nel nostro Paese. Rappresentando il metodo di produzione più consono alla sfida ambientale e climatica, alla promozione occupazionale e al perseguimento di una autentica Green Economy, il biologico merita di essere sostenuto e promosso attraverso adeguati strumenti legislativi e finanziari, riformulando il Piano di Azione Nazionale per il biologico, capaci di raggiungere l’obiettivo del 20% di SAU”.

Altro tema è l’aumento degli acquisti verdi da parte della pubblica amministrazione, con l’obiettivo del 50% di mense biologiche e a filiera corta in asili, scuole, ospedali, uffici, caserme e carceri. L’AIAB chiede inoltre il varo urgente della clausola di salvaguardia sulla coltivazione OGM. Si legge nel Decalogo: “L’intero sistema agricolo e alimentare nazionale, oltre ai suoi equilibri ambientali, può essere messo a repentaglio dall’avvio di coltivazioni transgeniche nel nostro Paese. Tra i primi atti del Governo -e ad alto valore simbolico sul senso della Legislatura- deve essere notificata a Bruxelles una Clausola di Salvaguardia sulle coltivazioni transgeniche che esprima la volontà italiana di mantenere l’intero territorio nazionale libero da OGM”.

Fra le richieste, c’è inoltre la lotta al consumo di suolo, la gestione del verde pubblico con i metodi del biologico, il ripristino della dotazione finanziaria a vantaggio della ricerca in agricoltura biologica generata dal prelievo del 2% sulla vendita di pesticidi e una legge nazionale per la promozione dell’agricoltura sociale. L’AIAB chiede inoltre la definizione di una delega specifica al  Sottosegretario Mipaaf su Biologico e Sovranità Alimentare “a una figura di alta qualità morale e professionale che dia impulso al perseguimento preminente di obiettivi sociali e ambientali negli assetti rurali e nel tessuto produttivo agroalimentare”, e la costituzione di un intergruppo parlamentare impegnato sul bio.

L’attenzione viene sollecitata a partire dalle carenze riscontrate in campagna elettorale. Scrive l’AIAB: “Da programmi e propaganda elettorale, salvo limitate eccezioni, brilla per generale assenza un disegno sul modello di sviluppo per il Paese, sulla sua collocazione internazionale, su temi come pace, coesione sociale, ambiente, cultura. Tra i temi latitanti nei confronti e nelle agende per i prossimi 5 anni l’agricoltura sconta probabilmente la maggiore disattenzione: è probabilmente finita l’epoca in cui rappresentava un bacino elettorale appetibile. L’agricoltura resta però l’attività economica (sociale, culturale, ricreativa) che più si interfaccia con il territorio fisico ed ecologico, con le risorse naturali, con le dotazioni idriche, con il paesaggio. È l’attività su cui si ancora buona parte della sicurezza alimentare del Paese e del residuo Made in Italy”.

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