Smog, l’Italia non respira più. E ora rischia una maximulta Ue

L’Italia intrappolata nello smog potrebbe pagare un caro prezzo per l’inquinamento dell’aria delle sue città. In termini economici, potrebbe arrivare una supermulta fino a un miliardo di euro dall’Europa. Senza contare le conseguenze devastanti sulla salute – tutte le agenzie internazionali concordano sul peso dell’inquinamento atmosferico che miete vittime ogni anno – e sulla vivibilità delle città. L’avrebbero già chiamata la “madre di tutte le sanzioni”: fonti stampa dicono che la Commissione europea starebbe valutando l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione della direttiva europea sulla qualità dell’aria.

Spiega nel dettaglio La Stampa: “Fonti concordanti rivelano che, per metà febbraio, è atteso il parere motivato (secondo stadio della procedura avviata nel 2015) che inviterà Roma a correggere lo sforamento dei limiti minimi di biossido di azoto contenuti nell’atmosfera, inquinante che scaturisce per il 40 per cento dal traffico stradale. Per marzo, secondo la tabella di marcia dell’esecutivo, c’è in canna un secondo parere per una seconda variazione sul tema dell’irregolarità, stavolta per le «Pm10», le polveri sottili, killer invisibile che uccide anzitempo da noi come in nessun altro Paese dell’Unione”.

smogLa qualità dell’aria in Italia è fra le peggiori: non si respira più bene da tempo e l’Italia è ormai al terzo posto per numero di giorni vissuti oltre la soglia massima delle emissioni, dopo Polonia e Bulgaria. Quest’anno si è già aperto nell’emergenza, con alcune città del Nord Italia in cui le centraline sono arrivate a misurare livelli di inquinamento fino a quattro volte i valori consentiti. Nei giorni scorsi Legambiente ha diffuso i dati del dossier Mal’aria di città 2017 – Come ridurre lo smog, cambiando le città in 10 mosse e della campagna annuale “PM10 ti tengo d’occhio” che monitora l’andamento giornaliero dei 96 capoluoghi di provincia: già nei primi 25 giorni di gennaio ben nove città  hanno registrato oltre 15 giorni di superamento del limite giornaliero previsto per il PM10, con le situazioni peggiori che si trovano a Cremona (20 giornate di sforamento), a Torino (19 giornate) e a Frosinone (18 giornate) seguite da Treviso, Padova, Vicenza e Reggio Emilia (15 giorni di sforamento). Dati che fanno seguito a un 2016 davvero nero per l’aria italiana: lo scorso anno ben 33 città italiane sono risultate fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle, prima fra tutte Torino, seguita da Frosinone, Milano e Venezia. A livello regionale, le regioni a cavallo della pianura padana sono quelle che hanno registrato le maggiori criticità. I numeri sono drammatici se si considera l’impatto sulla salute: le ultime stime dicono che ogni anno l’inquinamento dell’aria causa oltre 467 mila vittime solo in Europa e i costi sanitari associati quantificabili sono tra 400 e 900 miliardi di euro all’anno sempre in Europa.

Se arriverà la supermulta tutto questo si pagherà caro anche in termini economici. Il Codacons già protesta: le sanzioni, afferma,  le paghino gli amministratori inadempienti e non i cittadini. “Dovranno essere gli amministratori pubblici inadempienti verso la UE a pagare le sanzioni in caso di infrazioni comunitarie. Non è colpa dei cittadini, specie di quelli che utilizzano la bicicletta o auto ecologiche, se l’inquinamento non è adeguatamente combattuto – afferma l’associazione, che nel frattempo ha inviato un esposto preventivo alla Corte dei Conti – In caso di sanzioni UE, e si parla di sanzioni fino al miliardo di euro, dovranno essere gli amministratori che non hanno previsto un adeguato piano anti-inquinamento a pagarle”.

Federconsumatori ricorda che l’Italia è già stata condannata dalla Corte di Giustizia per la violazione dei limiti in 55 aree geografiche, nel 2006 e nel 2007. “Il collegamento causa-effetto tra la concentrazione di polveri sottili e morti premature è riconosciuto dall’OMS: stando ai dati dell’Agenzia europea dell’Ambiente nel 2013 polveri e biossido d’azoto hanno provocato la morte prematura di 87.670 persone. In Italia ammontano a circa 20.000 – afferma Federconsumatori – L’impegno del nostro Governo dovrebbe essere motivato da queste cifre, prima ancora che dagli importi della sanzione. Non possiamo, ogni volta, affidarci ad una “danza della pioggia” quando il livello di allerta supera la soglia di attenzione”.

Cosa fare? Le azioni da eseguire sarebbero davvero tante. Per Federconsumatori “è fondamentale prevedere una programmazione di incentivi ed agevolazioni tese, prima di tutto, alla sostituzione del parco delle auto che offrono servizio pubblico. Se taxi e NCC fossero tutte auto ibride o elettriche, l’inquinamento, anche acustico, diminuirebbe notevolmente. Inoltre, dall’altro lato, favorendo la vendita delle auto a basso impatto, magari prevedendo dei piani di rottamazione anche per i cittadini, specialmente nelle città maggiormente inquinate, si potrebbe agire positivamente sull’occupazione”. Si tratta di un cambiamento nei trasporti, culturale, sociale, che coinvolge amministrazioni e cittadini: in ballo non c’è solo la maximulta, ovviamente, ma la tutela stessa della salute pubblica.

 

@sabrybergamini

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