WWF: plastica, “Highlander” del Mediterraneo. Si sbriciola e non scompare più

La prima generazione di plastica, quella prodotta nel 1950, è ancora fra noi. Probabilmente si è sbriciolata a causa del sole e del mare, ma una cosa è quasi certa: i suoi granuli galleggiano in mare, trasportati dall’acqua, oppure sono adagiati in qualche lido dorato. La plastica in mare è qualcosa che difficilmente scompare: una bottiglia in plastica rimane nell’ambiente marino per 450 anni. “Il 95% dei rifiuti marini è costituito da materie plastiche che inquinano coste, superfici e fondali marini”. L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dal WWF, che ha diffuso il report “La plastica: Highlander del Mediterraneo”.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di soli materiali plastici finiscono in mare: questo vero e propri ‘highlander’ naviga con 150 milioni di tonnellate sparse nei mari di tutto il mondo”, denuncia l’associazione ambientalista, che sottolinea anche la gravità della situazione nel Mare Nostrum. Attualmente circa l’80% del materiale plastico recuperato nel Mediterraneo – concentrazione fra le più alte al mondo – è costituito da microplastica, inferiore ai 5 mm di lunghezza. Sono granuli minuscoli che derivano principalmente da cosmetici, dentifrici, detersivi e dalla degradazione di oggetti più grandi per effetto del sole e dell’azione delle onde.

I dati sono stati lanciati a Trieste nel corso di Barcolana, storico eventi velico che si concluderà l’8 ottobre con la tradizionale regata e che prevede anche una serie di appuntamenti proposti dall’Associazione ambientalista, tutti legati da un filo rosso: la lotta alla plastica in mare. Il primo di questi è l’esposizione della Mostra “C’è molto di noi in questo mare” realizzata da WWF-Area marina protetta di Miramare:  un percorso in immagini su 15 pannelli, realizzati in materiale eco-sostenibile, sulle varie tipologie di rifiuto marino, plastica in primis, e i consigli su come ridurre questo tipo di impatto.

Combattere la presenza della plastica in mare si può e si deve, sostiene il WWF, che sottolinea l’importanza di un approccio basato su un’economia circolare che prevenga  la generazione del rifiuto, disegnando prodotti longevi, riparabili, recuperabili e riciclabili alla fine del loro utilizzo. Un approccio da affiancare da una maggiore efficienza nei sistemi di raccolta e dal cambiamento dei comportamenti del consumatore. Come? Ad esempio, attraverso un’adeguata informazione ed etichettatura dei prodotti, come quella sui  cosmetici che contengono microplastiche. E con un cambiamento nei consumi e nello stile di vita, scegliendo alternative più sostenibili – eliminare l’usa e getta, acquistare prodotti sfusi, evitare capi di abbigliamento in materiale sintetico, regalare i giocattoli in plastica che non si usano più.

“Stati, aziende e consumatori devono farsi promotori ed attuatori di un nuovo modello di economia circolare per il mare che riduca la dispersione di plastiche , divenuta oramai una vera emergenza – ha detto la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi – L’impatto è diventato insostenibile, sia per gli habitat che per le specie e per la nostra salute. Microplastiche e contaminanti entrano nella catena alimentare di balene, delfini, come i cetacei del Santuario Pelagos,  e tartarughe, ma anche di pesci destinati al consumo umano”.

Tra le proposte concrete avanzate dal WWF per la lotta alla plastica: incrementare la ricerca per produrre prodotti interamente riciclabili, promuovere incentivi legislativi ed economici che diano un valore adeguato alla plastica, aumentare l’efficienza dei sistemi di raccolta nei comuni, promuovendo meccanismi di rimborso cauzionale su bottiglie di plastica e di ricarica di prodotti sfusi, integrare i costi ambientali nel prezzo di mercato dei prodotti, instaurare un fondo per pulizie straordinarie di coste, fiumi e bacini, promuovere flotte specialistiche anti-inquinamento investendo in infrastrutture e servizi per la raccolta dei rifiuti in mare.

 

Notizia pubblicata il 03/10/2017 ore 09.32

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