Prevenire e combattere la violenza contro le donne è una battaglia di civiltà. I dati sono impietosi: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Ed i rischi maggiori provengono dall’ambito delle persone conosciute. In Italia si stima  che 6.743.000 donne tra i 16 e i 70 anni siano state vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione ha subito stupri o tentati stupri. Oggi la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
I numeri dicono, ancora, che il femminicidio in Italia conta quest’anno l’uccisione di una donna ogni due giorni e mezzo. Oggi dunque è giorno di mobilitazione in tutta Italia. Afferma Agnese Ranghelli, responsabile nazionale delle donne Acli: “La violenza alle donne solo da pochi anni è diventato un tema di dibattito pubblico, sono ancora carenti le politiche in contrasto alla violenza alle donne, ricerche, progetti di sensibilizzazione e di formazione. Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali”.
A Roma è previsto un flash mob della Cgil: presso la sede nazionale si leggeranno alcuni brani di ‘Ferite a Morte’, tratti dallo spettacolo scritto e diretto da Serena Dandini. Scrive la Cgil: “Maltrattare, uccidere una donna, non è soltanto una violenza contro una persona, ma contro una società intera, è un problema sociale, che riguarda tutti, è la spia di un deficit di democrazia. Il femminicidio, che è la forma estrema di discriminazione e violenza rivolta contro la donna in quanto donna, nel nostro Paese rappresenta un dato costante nel tempo, da troppo tempo”.
In occasione di questa giornata, il Ministero della Salute sottolinea l’importanza dei Pronto Soccorso quali luoghi di prima accoglienza e di assistenza nei confronti di chi subisce violenza. In alcuni Pronto Soccorso sono stati attivati percorsi di accesso riservati alle vittime di violenza e il Ministero sta lavorando perché queste esperienze siano condivise. Ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: “Il Ministero della Salute è in prima linea per identificare tutte le azioni necessarie per favorire la presa in carico dei soggetti fragili vittime di violenza: donne, ma anche bambini ed anziani.  In sinergia con gli attori istituzionali dell’apposita Task force interministeriale, siamo parte attiva per promuovere l’adozione, su tutto il territorio nazionale, di modelli di assistenza e sostegno alle vittime attraverso reti operative territoriali che forniscano risposte integrate e quindi più efficaci”.
E’ nei Pronto Soccorso, prosegue Lorenzin, “che più frequentemente è possibile intercettare le vittime e attivare la rete operativa territoriale perché è qui che si rivolgono le persone che hanno bisogno di cure ed è qui che si affrontano i casi più drammatici. Ancora troppo spesso però gli operatori di Pronto Soccorso accolgono donne che dichiarano di essere scivolate nella doccia o per le scale, riconoscendo invece segni evidenti di traumi di altra natura.  E’ necessario quindi avviare modelli di intervento per una presa in carico delle vittime di violenza non solo da un punto di vista sanitario ma anche psicologico e legale, per una “cura della persona” nella sua globalità che faccia emergere la consapevolezza del fenomeno della violenza domestica allo scopo di spezzare una catena e prevenire successivi episodi”.
“In alcune realtà territoriali – spiega il Ministro – sono stati realizzati interessanti progetti per la presa in carico delle vittime di violenza: non solo donne, ma anche tutte le altre persone in condizioni di vulnerabilità per ragioni psicologiche o fisiche, quindi bambini, anziani e coloro che sono vittime di discriminazioni. Nello specifico, presso alcuni Pronto soccorsi è stato sperimentato un percorso di accesso riservato alle vittime di violenza,  con la predisposizione di un luogo dedicato all’accoglienza e alla loro presa in carico, in cui possano sentirsi protette, comprese ed aiutate da persone formate e competenti, in grado di interagire tra di loro in modo sinergico e sequenziale secondo quanto previsto da uno specifico protocollo che prevede un lavoro di squadra dei diversi operatori (operatori socio-sanitari, forze dell’ordine, volontari del soccorso, operatori centri antiviolenza). In considerazione dei risultati positivi ottenuti da progetti già sviluppati in alcune realtà territoriali, il Ministero della Salute sta lavorando con le altre amministrazioni competenti per giungere alla condivisione del Protocollo “Percorso rosa bianca” volto a dare omogeneità e armonizzazione a tutti i progetti virtuosi già esistenti sul territorio nazionale con evidente vantaggio sia delle vittime di violenza che degli operatori che le prendono in carico”.
Deve affermarsi la cultura del rispetto e della legalità, afferma l’Associazione nazionale comuni italiani per voce della delegata Anci alle Pari Opportunità Alessia De Paulis, che spiega come nonostante le politiche di contrasto alla violenza di genere “il fenomeno continua ad essere una emergenza nazionale. Bisogna intervenire da subito soprattutto a livello economico – sottolinea De Paulis – assicurando il sostegno dei centri antiviolenza e garantendo un’equa distribuzione dei centri su tutto il territorio nazionale per offrire ospitalità, assistenza e protezione alle donne vittime di violenza e ai loro figli. Tra le iniziative da mettere in campo una particolare attenzione dovrà essere rivolta al mondo degli adolescenti, perché troppi degli episodi drammatici contro le donne sono consumati da uomini in giovane età. Proprio attraverso i giovani – aggiunge – dovrà affermarsi una cultura dell’uguaglianza, del rispetto e della tutela della dignità delle persone, per l’affermazione di una piena titolarità di diritti e di opportunità delle donne”. 
“La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è l’occasione per sottolineare che in Italia, ogni due giorni, una donna viene uccisa in ambito familiare o affettivo – denunciano Federconsumatori e Adusbef – Le vittime, che tacciono e subiscono,  devono essere messe in condizione di vincere la paura e la condizione di isolamento”. Per le due associazioni “il dilagare della violenza contro le donne nasce da un radicamento culturale che va rimosso attraverso misure sistemiche e interventi mirati  a insegnare il rispetto dei diritti e delle differenze, a  garantire risposte efficaci da parte delle istituzioni. Le vittime infatti vanno educate e aiutate a rivendicare il rispetto dei diritti e a richiedere alle istituzioni deputate prevenzione, tutela, e giustizia. I medici,  i tutori dell’ordine e i magistrati non possono “sentirsi estranei”, ma devono concorrere alla guarigione delle vittime ed all’affermazione del rispetto per le donne.  A fronte di reati gravi è fondamentale che medici, forze dell’ordine e magistrati conquistino la fiducia delle donne nelle risposte rigorose e tempestive delle istituzioni”.


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