Tassa europea sulle transazioni finanziarie, si avvicina l’Ecofin di giugno

Dieci Paesi europei, tra cui l’Italia, sono sul punto di annunciare un accordo storico: l’introduzione della Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Ad un mese dall’ECOFIN di giugno, 10.000 organizzazioni della società civile assieme alle maggiori associazioni sindacali di 39 Paesi si rivolgono ai 10 Capi di Stato e di Governo europei perché si concretizzi l’impegno, assunto lo scorso dicembre dai Paesi UE, di raggiungere entro giugno questo obiettivo. In Italia, la battaglia è portata avanti dal comitato ZeroZerocinque: 50 organizzazioni della società civile, accomunata dalla condivisione dell’idea che una piccola tassa (dello 0,05% appunto) sulle transazioni finanziarie costituirebbe un disincentivo notevole per chi specula sui mercati finanziari vendendo e comprando azioni e titoli in pochi secondi. La tassa inoltre servirebbe a far versare al settore finanziario il “giusto contributo fiscale” agli Stati.

Dopo tre anni di trattative non sembra infatti più giustificabile ritardare l’introduzione di quella che è divenuta la ‘tassa più popolare di sempre’, come dimostra il milione di firme raccolte con la petizione del 2015.

La mobilitazione “Il Momento è Adesso!”, sostenuta dalle associazioni aderenti, suona come un conto alla rovescia in cui i cittadini vengono invitati a far sentire la loro voce perché i Governi UE coinvolti non cedano alle pressioni del settore finanziario che minacciano il tanto atteso accordo sulla TTF. Un mese di azione per chiedere ai leader di non vanificare la chance di introdurre una misura capace di generare molti miliardi di euro di gettito fiscale in grado migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

Le risorse raccolte dalla TTF europea, fino a circa 6 miliardi di euro l’anno per l’Italia, dovrebbero essere infatti investite prima di tutto per creare occupazione, finanziare i servizi pubblici in Italia e allo stesso tempo contrastare la povertà estrema, le pandemie e il cambiamento climatico in tutto il mondo.

“Obiettivi fondamentali come l’inclusione sociale, la lotta alla povertà e al riscaldamento globale, il finanziamento delle iniziative contro le pandemie globali sono sempre stati subordinati alla finalità di una massimizzazione del valore autoreferenziale al mondo della finanza”, dichiara Leonardo Becchetti, Professore Ordinario di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma e portavoce della Campagna ZeroZeroCinque. La tassa europea sulle transazioni finanziarie è un passo importante verso un cambiamento di rotta.

I sostenitori della TTF chiedono quindi ai Capi di Stato e di Governo di mandare un segnale politico chiaro e mettere pubblicamente il welfare dei cittadini europei e di quelli più poveri al mondo prima degli interessi di parte del settore finanziario.

La procedura di cooperazione rafforzata su una TTF europea è stata autorizzata dal Consiglio Europeo nel gennaio 2013, dopo che una proposta di direttiva della Commissione Europea (del settembre 2011) per una TTF pan-europea non aveva ricevuto il consenso unanime dei 27 Paesi dell’UE nel luglio 2012.

Al vertice ECOFIN dello scorso 8 dicembre 2015 i 10 Paesi del negoziato hanno annunciato di avere raggiunto un accordo di massima sull’architettura della TTF per azioni e derivati che prevede fra l’altro la tassazione delle transazioni azionarie intraday, nessuna esenzione per i market-maker nel caso dei derivati e una definizione stringente di market-maker nel caso azionario, la base imponibile più ampia possibile (anche al costo di aliquote riviste al ribasso) per la TTF sui derivati. I ministri delle finanze si sono impegnati a trovare la quadra sulle restanti questioni aperte entro il mese di giugno 2016.

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