Pendolari, a Roma la prima assemblea nazionale

I treni regionali, nel nostro Paese, sono più simili a dei carri bestiame, tanto che essere pendolari è una condanna e non una scelta. L’elenco delle cose che non vanno è interminabile: vagoni sovraffollati, mancanza di pulizia, ritardi costanti e informazioni latenti, toilette spesso fuori servizio, aria condizionata più rotta che mai e porte che restano aperte anche quando il treno parte. E c’è anche chi i treni regionali non ce li ha. Forse adesso le ragioni dei pendolari verranno ascoltate di più. Approvato il documento finale

E’ questa la domanda che ha spinto i comitati pendolari di tutta Italia (circa 43) a costituire, insieme alle associazioni dei consumatori e alle associazioni ambientaliste, la prima assemblea nazionale per affermare che la mobilità è un diritto fondamentale, da garantire a tutti i cittadini. Sabato scorso a Roma i comitati si sono riuniti e ognuno ha portato il suo contributo, spiegando cos’è che non funziona sui treni della propria Regione, da Nord a Sud.

“I prezzi sono saliti, ma la qualità dei servizi è scesa. La pulizia è latente e in inverno ci siamo ritrovati con la neve sul treno – ha detto Luca Cossutti, del comitato pendolari della Lombardia – L’Unione Europea ha detto chiaramento che il servizio ferroviario regionale và diviso dal servizio nazionale”. In Lombardia c’è anche un barlume di concorrenza, che però sta creando problemi, invece che dare benefici ai cittadini: Trenitalia sta tagliando alcuni treni perché deve cedere tracce ai concorrenti quindi per l’azienda aumentano i costi di manutenzione della rete.

Scendendo verso il Centro-Italia, non si può non passare dalla Capitale: al di là dell’Alta Velocità, Roma è collegata malissimo con i dintorni e può capitare che per fare meno di 100 Km ci si metta lo stesso tempo che le “Frecce” impiegano per arrivare a Milano. “Noi abbiamo una delle linee più distatrate d’Italia – ha affermato Rosalba del comitato pendolari Roma-Nettuno – Sopportiamo da oltre 40 anni una situazione in continuo degrado e se prima si parlava di trovare le risorse per riqualificare una rete vecchia di oltre 150 anni, oggi si parla addirittura di sopprimerla. Ecco perché noi abbiamo lanciato una class action contro Trenitalia. I pendolari, infatti, pagano in anticipo di un anno un servizio che poi gli arriva più che scadente. Il trasporo pubblico dovrebbe essere un pilastro di un Paese civile. La linea Roma-Nettuno trasporta circa 24.000 pendolari al giorno e raccolgie un’utenza di 250.000 abitanti. Se fosse leggermente migliore potrebbe sollevare dal sovraffollamento molte delle strade attorno a Roma”.

Anche il comitato della Roma-Cesano-Viterbo ha lanciato una class action contro Trenitalia: la prima udienza ci sarà il 5 novembre prossimo e il giudice deciderà se accoglierla o no. “Con questa class action non abbiamo chiesto alcun rimborso – ha spiegato il rappresentante del comitato pendolari, Salvatore Barbato – Abbiamo invece chiesto il rispetto di un servizio che abbiamo già pagato. Tutti i problemi di questa linea derivano da una programmazione non programmata e non voluta. Abbiamo anche un problema di dialogo con Trenitalia perché a volte c’è confusione su quale sia il nostro interlocutore”.

I comitati del Lazio descrivono i treni dei pendolari come un “girone infernale”. Questo stato di cose accentua all’estremo la differenza tra ricchi e poveri, mentre chi decide di prendere il treno per andare a lavoro dovrebbe essere premiato, invece che subire pesanti e quotidiani disagi.

In Umbria e nella Marche la situazione non è migliore: le corse sono poche e il costo del biglietto elevato. “Perché per una corsa Perugia-Roma, in un orario che non soddisfa neanche le esigenze dei pendolari, Trenitalia ci chiede oltre un milione di euro?” si chiedono dall’Umbria. Cristina Rossetti di MDC Umbria ha le idee molto chiare: “Nella nostra Regione le associazioni dei consumatori insieme ai comitati dei pendolari hanno partecipato all’elaborazione della Carta Servizi, che è lo strumento principale per affermare il diritto alla mobilità. Ma noi associazioni abbiamo una pecca: abbiamo una norma potentissima che non utilizziamo”. Secondo una norma inserita nella Finanziaria del 2008, infatti, dovrebbero essere gli utenti a giudicare la qualità dei servizi. “Perché non chiediamo a Trenitalia di stanziare una somma per prevedere che la customer satisfaction la facciano i passeggeri?”

Purtroppo più si scende al Sud e meno si può parlare di comitati dei pendolari, semplicemente perché i treni per i pendolari non ci sono. Fa effetto la testimonianza del rappresentante del comitato pendolari di Siracusa: “Da noi i treni sono puliti e il personale è gentile. Certo è facile farlo quando circolano soltanto 4 coppie di treni al giorno. Nello stesso tempo in cui le Frecce arrivano da Roma a Milano, attraversando 5 Regioni, io mi sposto da una Provincia all’altra. A me manca la terra sotto i piedi, anche perché nella mia battaglia spesso sono solo. Ma voglio dire a Trenitalia di non abbandonare pezzi del Paese”.

E’ curioso, infatti, che in un Paese in cui l’85% della popolazione vive in piccoli centri siano proprio le linee più piccole a soffrire di mancanza di strutture e investimenti.

Cosa risponde Trenitalia a tutto questo? All’assemblea ha partecipato anche l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, che ha ribadito la posizione con cui l’azienda scarica da anni la responsabilità sulle Regioni: sono le istituzioni a dover investire sul diritto alla mobilità della popolazione. “Trenitalia non ha fondi, ma fa solo contratti – ha detto Soprano – Inoltre sono le Regioni a stabilire i prezzi e noi ci regoliamo di conseguenza”. Secondo l’AD di Trenitalia anche i ritardi dei treni e la pulizia delle carrozze dipendono da quanto la Regione decide di investire. E le Regioni, evidentemente, preferiscono investire sull’Alta Velocità. E poi la customer satisfaction misurata da Trenitalia non è così negativa: al momento una carrozza su tre è pulita e un pendolare su due inizia ad essere soddisfatto della pulizia. E poi non è vero che non si investe nei treni regionali: il 70% degli investimenti di Trenitalia vanno al trasporto regionale. Ma torna il solito dilemma: perché un’azienda dovrebbe investire su qualcosa da cui non guadagna?

Comunque qualcosa si muove e da questa prima assemblea nazionale è venuto fuori un documento condiviso, che potrà essere messo sul tavolo della politica. Eccone i contenuti:

  • la costituzione del Forum nazionale del TPL quale organismo rappresentativo degli interessi degli utenti del trasporto ferroviario e su gomma, locale, regionale e nazionale;
  • la richiesta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Coordinamento delle Regioni di un incontro urgentissimo per affrontare alcuni punti importanti: definizione dei livelli essenziali delle prestazioni nel trasporto pubblico ( art. 117 della Costituzione), su ferro e su gomma, al fine di assicurare standard regionali e nazionali dei servizi di trasporto, a tutela del diritto alla mobilità e a garanzia della socialità e della universalità del servizio; separazione tra proprietà delle reti, che deve restare pubblica, e gestione delle linee, da assegnare tramite gare, al fine di ottimizzare i costi e il miglioramento dei servizi erogati; revisione dei contratti regionali di servizio a catalogo ripristinando il parametro kilometrico anziché orario per la determinazione dei costi e delle tariffe
  • la richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri di un incontro urgentissimo per affrontare altri punti: assicurare nella legge di stabilità 2013, e per il prossimo trienni, il trasferimento delle risorse necessarie al trasporto regionale e locale, ferroviario e su gomma, comunque adeguati a sostenere i livelli essenziali di prestazione definiti in sede di conferenza tra Stato e Regioni, dopo il confronto con il Forum Nazionale del TPL; garantire la detraibilità dalla dichiarazione dei redditi dell’intero costo degli abbonamenti settimanali, mensili, annuali al trasporto ferroviario e su gomma.

Il documento finale: In difesa del servizio e del patrimonio ferroviario nazionale

di Antonella Giordano

twitter @Anto_Gior

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