Il Parlamento europeo ha votato una risoluzione (dell’eurodeputata Anna Rosbach, danese e conservatrice) che chiede un’azione europea urgente per fronteggiare i batteri resistenti agli antimicrobici, sviluppando nuovi agenti chimici, utilizzando meglio quelli esistenti nella medicina umana e veterinaria, nell’agricoltura e nell’acquacoltura.
I batteri resistenti agli antibiotici causano 25.000 decessi l’anno in Europa (Paesi Ue,  Islanda e Norvegia) oltre che più di 2,5 milioni di giorni di ospedalizzazione supplementari. L’elenco delle infezioni multiresistenti è lungo e include le infezioni del tratto urinario, la polmonite e la tubercolosi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), si registrano almeno 440mila casi di tubercolosi multifarmacoresistente in tutto il mondo, con oltre 150mila decessi ogni anno.
Cos’è la resistenza antimicrobica? Si tratta della capacità di un microrganismo di sopravvivere e proliferare in presenza di un antimicrobico a un dosaggio generalmente sufficiente a inibire o a uccidere microrganismi della medesima specie. Di conseguenza, i microrganismi possono sviluppare una marcata resistenza nei confronti di determinati agenti antimicrobici verso cui, di norma, sono sensibili. L’evoluzione e l’adattamento dei microrganismi patogeni hanno causato, dopo ottant’anni di impiego diffuso, la perdita di efficacia di numerosi antimicrobici. Questa crisi emergente è dovuta a due fattori fondamentali e correlati: l’utilizzo improprio degli antimicrobici nella medicina umana e veterinaria e il ritardo quarantennale in materia di innovazione nella messa a punto di nuovi antimicrobici a causa dell’esiguità degli utili sul capitale investito nel settore R&S.
Il numero di batteri resistenti in Europa sta esplodendo. “Essi viaggiano attraverso le frontiere e costituiscono una minaccia per l’intera comunità. Prima di tutto, dobbiamo fare in modo di ridurre l’uso di antimicrobici sia per gli esseri umani sia per animali. Si deve inoltre colmare il divario tra l’accresciuta resistenza e lo sviluppo di nuovi antimicrobici, promuovendo la ricerca e l’innovazione. Se non si prendono provvedimenti immediati, la crescente resistenza potrebbe minacciare la nostra capacità di curare i pazienti e riportarci addirittura all’era pre-antibiotica”, ha dichiarato Anna Rosbach.
Usare gli antibiotici in modo sostenibile. L’obiettivo primario è quello di preservare l’efficacia degli antimicrobici esistenti facendone un uso responsabile ed evitandone l’abuso che incentiva la resistenza antibiotica dei batteri stessi.
Prevenire è meglio che curare. Per evitare l’uso eccessivo di antimicrobici, gli allevamenti, le acquacolture e la medicina umana dovranno mirare alla prevenzione delle infezioni piuttosto che all’uso profilattico degli antibiotici, attraverso un miglioramento delle condizioni d’igiene, soprattutto nelle strutture sanitarie, e dell’allevamento in generale. Per quanto riguarda la medicina umana, viene ribadito che tali farmaci non dovrebbero essere disponibili senza prescrizione e che l’utilizzo veterinario per gli antimicrobici di terza e quarta generazione (che l’Oms ha classificato come molto importanti per la terapia umana) dovrà essere limitato. La possibilità di prescrivere antimicrobici per gli animali dovrà essere ristretta ai soli veterinari professionalmente qualificati, distinguendo il diritto a prescriverli da quello a commerciarli per evitare qualsiasi incentivo economico alla vendita.
Stimolare la ricerca e l’innovazione. La ricerca sui nuovi antimicrobici deve essere coordinata meglio sia nell’Ue, sia a livello internazionale e dovrebbe beneficiare di partenariati pubblico-privato (PPP) per semplificare (anche dal punto di vista economico) l’accesso ai nuovi agenti. Poiché la diffusione delle infezioni non conosce confini, è fondamentale che il fenomeno sia affrontato a livello internazionale. Il lavoro intrapreso dalla task force transatlantica sulla resistenza antimicrobica (TATFAR) rappresenta un modello eccellente di cooperazione internazionale sul tema e sarebbe opportuno incoraggiare impegni multilaterali e bilaterali di analoga natura.
 
@AlessioPisano


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