Istat: Pil in calo del 2,4%

Continua il calo del Pil: nel primo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% nei confronti del primo trimestre del 2012, con dati rivisti al ribasso rispetto alle stime preliminari di maggio. Lo comunica oggi l’Istat, per il quale la variazione acquisita del Pil per il 2013 è pari a – 1,6%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda sono diminuiti. Con riferimento alla domanda interna, i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi sono diminuiti, rispettivamente, dello 0,3% e del 3,3%, mentre le esportazioni hanno subito un calo dell’1,9%, il peggior dato dal primo trimestre del 2009.

Le importazioni hanno registrato una flessione dell’1,6%. La spesa delle famiglie nel primo trimestre 2013 è diminuita di mezzo punto percentuale rispetto al trimestre precedente e del 3,4% rispetto al primo trimestre 2012. Su base tendenziale il calo di acquisti di beni durevoli è del 6,7%. Rispetto all’anno precedente l’acquisto di beni non durevoli è diminuito del 4% e le spese per servizi dell’1,7%. Con un calo dello 0,6% congiunturale nel primo trimestre del 2013, si conferma per il Pil italiano il settimo calo consecutivo a livello congiunturale.

Il Pil sale solo in agricoltura, evidenzia Coldiretti. L’agricoltura nel primo trimestre 2013 è il solo settore che fa segnare un aumento del valore aggiunto sia in termini congiunturali (+4,7%) che tendenziali (+0,1%), che è stato peraltro accompagnato nello stesso periodo da un aumento delle assunzioni dello 0,7%, in netta controtendenza con l’andamento recessivo del Pil e degli occupati dell’industria e dei servizi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei conti dell’Istat che evidenziano per l’Italia un calo tendenziale del Pil del 2,4% provocato dalle flessioni nell’industria (-4,1%) e nei servizi (-1,4%).

Di “bollettino di guerra” sullo stato dell’economia italiana parlano Federconsumatori e Adusbef, che accompagnano i dati Istat con quelli sulla contrazione dei consumi delle famiglie che, secondo quanto rilevato dall’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel biennio 2012-2013 risulta pari al -7,3%, che equivale ad una contrazione della spesa complessiva delle famiglie di circa 52 miliardi di euro. “L’elemento più allarmante non sono i dati (già di per sé drammatici) registrati finora, bensì quelli che si registreranno a fine anno, a meno che non si avviino immediati ed urgenti provvedimenti tesi a risollevare le sorti dell’economia italiana”, affermano le due associazioni. Aggiungono i presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: “Prima di tutto è urgente evitare categoricamente ogni operazione che possa decurtare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, come l’aumento dell’IVA”.

Dall’Istat nuovi dati negativi su Pil, produzione, consumi e – per la prima volta dal 2009  – su commercio estero: ormai la nostra economia è ufficialmente in rosso. Ma è il dato negativo registrato nelle esportazioni a essere molto preoccupante: anche questo voce, che fino ad ora aveva tenuto, accusa il colpo e diventa negativa –  Confesercenti commenta così, in una nota, i conti trimestrali diffusi dall’Istat – Tutto questo accade – spiega la Confederazione – mentre la crisi continua a mordere il mercato interno: la spesa delle famiglie continua a contrarsi su base trimestrale (-3,4) ad un ritmo sostenuto, sebbene leggermente inferiore al calo rilevato negli ultimi tre mesi del 2012. Dobbiamo reagire in fretta: in queste condizioni, lo stop all’Iva non è più rinviabile”.

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