Lotta al contante, petizione pubblica di Waroncash. Longo (MDC): “Lotta di civiltà”

Il sito italiano Waroncash.org ha preparato una lettera destinata alle istituzioni europee e italiane per chiedere maggiore intensità nella lotta al contante e ha lanciato una petizione pubblica per raccogliere firme dei consumatori da allegare a questa lettera. Help Consumatori ha chiesto un’opinione al Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, Antonio Longo.

Cosa ne pensa di questa iniziativa?

“La lotta al contante è una lotta di civiltà  che non si può condurre solo attraverso la normazione legislativa ma è fondamentale il coinvolgimento dei cittadini. In questo senso la petizione lanciata da Waroncash.org è un’idea originale ed efficace per portare al centro del dibattito nazionale ed europeo i problemi e i costi dell’uso del contante rispetto a tutti i possibili investimenti culturali, sociali ed economici nella promozione e nello sviluppo delle tecnologie comuni (così come dei sistemi legislativi) per la moneta elettronica e digitale”.

In Italia la cultura del contante è profondamente radicata, è possibile cambiare secondo lei il sistema e può farlo un singolo paese?

“Sono state fatte molte cose di recente dagli ultimi governi per aumentare la tracciabilità nell’uso del contante, come per esempio le limitazioni e l’obbligo dal 2014 per tutti gli esercizi commerciali di accettare bancomat e carte. Molte cose sono in via di definizione anche grazie ai temi affrontati dall’agenda digitale che investe sul digital device (dispositivi digitali), sulla carta d’identità elettronica e sui sistemi di pagamento per l’e-commerce. L’Italia deve cambiare velocemente marcia sull’uso del contante ma le norme vanno condivise a livello europeo altrimenti si rischia di creare effetti depressivi e penalizzanti per il singolo Paese. L’Italia può certamente diventare il driver di questo cambiamento”.

La lotta al contante è un argomento che esiste da parecchio tempo, come mai il cash non è ancora sparito del tutto?

“Noi sottoscriviamo quanto detto dal Ministro dell’Economia Svedese e ribadito dal Waroncash.org: non esiste un solo motivo razionale e legale per preferire il contante al pagamento digitale. Costa tantissimo, è scomodo, ingombrante e non offre nessuna garanzia in caso di furto, perdita o distruzione. Se poi vogliamo parlare dei vantaggi che nell’ambito illegale il contante può offrire, allora, certamente, il cash è fantastico: puoi corrompere ed evadere senza problemi essendo irrintracciabile. Non vorrei davvero pensare che la difficoltà nella lotta al contante stia proprio nei vantaggi che esso offre per le attività illecite”.

Molti consumatori e commercianti si lamentano delle commissioni delle carte di credito e si è orientati a pensare che sia a causa di tali costi che i pagamenti digitali non decollino in Italia. Non pensa che abbassando le commissioni si contribuisca allo sviluppo della moneta elettronica?

“Penso che aumentando l’uso della moneta elettronica, le commissioni verranno abbassate. Penso che solo domanda e offerta possano determinare e condizionare un mercato, ovviamente sotto l’occhio vigile dei controllori. Il discorso delle commissioni è delicato e ampio ma in linea di principio l’orientamento degli economisti, sulla base di dati empirici e non teorici, è che una regolamentazione delle commissioni da parte delle istituzioni non risolva affatto il problema. In Spagna, per esempio, si è visto che, a fronte di un intervento del legislatore per abbassare le commissioni interbancarie, si è verificato un sensibile rincaro dei costi bancari a danno dei consumatori. In Europa si sta parlando molto di questo tema e mi auguro che si decida di non optare per una regolamentazione delle interchange fee (le commissioni interbancarie ndr) perché in tal caso il sistema potrebbe crollare e sarà di sicuro il consumatore a pagarne le conseguenze. Per poter ottenere un costo di gestione del denaro digitale più basso, bisogna aumentarne la diffusione, contribuendo così ad ammortizzarne i costi, non bisogna certo distruggere un sistema che funziona, a danno dei consumatori”.

Grazie alle innovazioni tecnologiche il concetto di società “cashless” sta diventando realtà: quali potranno essere le conseguenze?

“Se il processo di innovazione tecnologica si accompagnerà ad un cambiamento culturale e ad una accurata vigilanza, non penso ci possano essere aspetti negativi. Basti pensare a quanto sta accadendo in Kenya dove, grazie al nuovo sistema di pagamento elettronico “mPesa”, si sta contribuendo a rendere più sicure le strade del Paese africano evitando che circolino grosse somme di denaro contante e riducendo il rischio di furti e rapine. Innovazioni tecnologiche di questo tipo sono un’arma di difesa per i consumatori se correttamente utilizzate, e consentono la tracciabilità dei flussi di denaro”.

Quali sarebbero i benefici pratici e quali le controindicazioni di un maggior utilizzo dei sistemi di pagamento elettronici?

“Pensiamo ad un sistema che ci permetta di pagare tutti i nostri acquisti e servizi, dal biglietto dell’autobus alla visita medica, con un’unica carta, riducendo drasticamente il numero di furti e rapine e azzerando i fenomeni di evasione fiscale. Pensiamo alla crescita esponenziale dell’e-commerce e alla possibilità di poter acquistare i prodotti comodamente da casa. Inoltre, se ci concentriamo sul tema dell’evasione fiscale, che secondo alcuni studi ISTAT raggiunge circa il 18% del PIL (120 miliardi di euro), allora i benefici per i consumatori, e non solo, sarebbero enormi. Un maggior utilizzo dei pagamenti elettronici contribuirebbe a creare un Paese in cui tutti pagano le tasse e tutti pagano meno, un Paese efficiente, civile. Per quanto riguarda le controindicazioni, c’è da sottolineare il cosiddetto divario digitale e considerare dei programmi di alfabetizzazione finanziaria che aiutino giovani, anziani e meno esperti ad imparare il corretto uso di carte di credito e bancomat”.

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