Energia, Codici: liberalizzazione 2019, per il Governo “bomba a orologeria”
“Dalla relazione annuale Arera relativa all’anno 2017 sul settore Elettrico, relazione che l’Autorità avrebbe dovuto presentare alle Camere come prevede la legge e che invece, per la prima volta nella storia, non è stato fatto, emerge una situazione a tinte fosche e potenzialmente una bomba per il Governo in carica, in vista della piena liberalizzazione del luglio 2019”. È quanto denuncia Codici, che sottolinea come quest’anno si conti finora solo la pubblicazione sul sito internet dell’Autorità della relazione sull’attività svolta. Cosa emerge?
Codici diffonde i principali dati del documento. Ci sono tre operatori che coprono il 45% del mercato mentre il 75% è suddiviso fra altri 16. “Sul libero mercato, i primi 20 operatori hanno il 78% delle utenze, i restanti 544 hanno solo il 22% e più semplicemente che si può essere un fornitore di energia anche con lo 0,01% del mercato e questo, se da una parte ci preoccupa, dall’altra ci rincuora per il fatto che in qualsiasi momento qualcuno con una tecnologia o una modalità dirompente potrebbe cambiare le carte in tavola – afferma l’associazione – Nel 2017 sono nati 22 nuovi fornitori e quasi sempre sono piccoli reseller molto aggressivi dal punto di vista commerciale, o molto fantasiosi, e questo non è una dramma, purché operino in maniera “pulita”. Ben tre milioni ed 800 mila consumatori hanno cambiato fornitore almeno 1 volta, inoltre il tasso di switching sta crescendo sensibilmente. Sembra che siano orientati prevalentemente verso i principali operatori ma, tra sanzioni dell’Antitrust sempre più rilevanti sul profilo della reputazione e consumatori cavillosi che effettuano ricerche on line estremamente profilate, di fatto, tutto questo sta cambiando notevolmente il mercato”. Per l’associazione il principale fattore di cambiamento è rappresentato dalla tecnologia e dalla rete. Tutto questo in vista della fine del mercato tutelato, previsto per luglio 2019, che Codici considera una “bomba a orologeria” per il Governo.
Ci sono ancora 18 milioni di utenti nel servizio di tutela (61% del mercato) ma al 1° luglio 2019 dovranno necessariamente aver scelto. E, prosegue l’associazione, probabilmente gli elementi principali che entreranno in gioco saranno “reputazione e fidelizzazione”.
“Sul profilo commerciale appare interessante che solo il 14,6% abbia scelto un contratto dual fuel – prosegue l’analisi di Codici – L’italiano comunque nel 63% dei casi preferisce la proposta monoraria (nonostante da sempre abituato alle fasce), l’84% preferisce il prezzo fisso come per il settore bancario nei mutui e solo il 5% gradisce una clausola di durata minima. Chi ha scelto opzioni aggiuntive, per il 45% è sensibile all’energia verde, un altro 45% ama la raccolta punti, il 5% prodotti per risparmio o efficienza energetica”.
“Stupisce che, tra tutti questi dati le quattro cose messe in campo per sostenere il passaggio verso la liberalizzazione, ovvero: tutela simile, portale offerte, offerta Placet e albo operatori, siano tutti e quattro un fallimento regolatorio ed operativo – conclude Codici – Quindi non stupirà se pronostichiamo che il Governo e il Parlamento avranno grossi grattacapi sia sotto l’assetto comunicativo che gestionale, quando si troveranno 30 milioni di italiani imbufaliti perché non hanno capito cosa fare”.

